© Getty Images Fiorentina, pianto greco: è una stagione da incubo
Ma cosa è diventato il Franchi? Ma come fa una squadra a non rispettare almeno il nome del suo stadio? La Fiorentina dovrebbe chiedere scusa a chi ancora ha la forza e il coraggio di mettersi seduto in quel rudere per tifare un rudere di squadra. Un tempo era il fortino, oggi è terra di conquista. Chiunque arrivi da fuori, porta a casa qualcosa, spesso la vittoria. Otto partite ufficiali in mezzo alle gru di Campo di Marte, cinque sconfitte per la Fiorentina.
Prima, con Pioli, perdeva in campionato, ora con Vanoli ha cominciato a perdere in Conference. E’ un incubo questa stagione per i viola. Nemmeno l’ottimista più sfrenato, più sconsiderato, riesce a trovare un appiglio, un momento, una situazione che dia coraggio. In classifica è piombata al diciassettesimo posto, oggi sarebbe fuori dagli ottavi diretti.
E ora c'è l'Atalanta
Sono labbrate in Italia e in Europa, dentro una crisi che sembra non finire. Mercoledì l’Atalanta dell’ex Palladino ha travolto l’Eintracht a Francoforte in Champions, ieri i viola hanno perso in casa contro l’Aek in Conference e domenica è in programma Atalanta-Fiorentina... E’ un rovescio continuo, anche perché questa serie ininterrotta di risultati disastrosi è ampiamente meritata dalla vuota espressione tecnica della squadra, dalle sue amnesie, i suoi limiti, le sue paure. Il gol dell’Aek, come quello della Juventus sabato scorso, e come tanti altri subiti in questa stagione, è la dimostrazione di una difesa incapace di governarsi, di trovare una forza, un equilibrio, una sicurezza. Gacinovic ha segnato quando era solo in area piccola, a metà strada fra Comuzzo, attirato dalla palla, e Ranieri, rimasto fermo.
Ma fosse solo questo il problema della Fiorentina, magari fra un po’ di tempo Vanoli potrebbe pure riuscire a risolverlo. E’ soprattutto il resto, l’atteggiamento, la superficialità, gli errori tecnici, la fragilità, la debolezza nei contrasti, la lentezza e la banalità della manovra e l’inconsistente apporto degli “esperti” a frenare questo gruppo di giocatori che ancora non fanno squadra. E’ la paura di perdere, la paura di non farcela, la paura di tutto a bloccarla. Poi, come accade in periodi del genere, ti annullano pure due gol per un totale di due centimetri di fuorigioco.
Fiorentina, dove è finita la rabbia?
Come era capitato sabato sera, anche ieri nel secondo tempo si è visto una reazione dei viola probabilmente scossi da Vanoli. Ma a differenza della sfida con la Juve, stavolta non c’è stata rabbia e non ci sono state grandi occasioni. Invece, proprio come era successo sabato, anche di fronte agli ateniesi il massimo sforzo di questa squadra morbida e molle è durato venti minuti. L’Aek si è difeso con ordine, senza particolari sofferenze e dopo quei 20' di un colore viola sbiadito, quando è ripartito ha creato più pericoli della Fiorentina, un palo e tre occasioni di fronte alla traversa di Dzeko.
Rispetto alla Juve, un passo indietro. Non si è salvato nessuno dalla quinta sconfitta in casa. Gudmundsson è uscito di scena dopo il gol annullato, Fortini ha perso sullo sprint e sulla forza il duello con Pilios, i tre dietro hanno preso quel gol che rientra nella categoria dei gol sciagurati incassati dalla Fiorentina, Nicolussi ha fatto il regista appoggiando palla al compagno più vicino (cinque metri, massimo sei...), Mandragora ha corso e basta, Dzeko è stato un fantasma (traversa a parte), Fagioli quando è entrato ha toccato quattro palloni e li ha messi tutti sui piedi dei greci, Kean è stato in campo mezz’ora senza che nessuno se ne sia accorto. Il finale della partita è stato ancora più spaventoso, la Fiorentina era paralizzata, perdeva palla senza pressione. Semplicemente la regalava.
