Giuseppe Rossi: “Gudmundsson il mio erede, se diventasse un po' più cattivo...”
Gli Stati Uniti, dove è nato e vive, e la Nazionale, i colori del cuore che indossò per una promessa fatta al padre. Il Mondiale americano, se l’Italia si fosse qualificata, sarebbe stato la summa perfetta, il cerchio che si chiude. Invece il cerchio rimane aperto per Giuseppe Rossi, che un Mondiale in carriera non l’ha mai potuto giocare ma comunque con l’azzurro ormai ha fatto pace: «A quella convocazione mancata non ci penso più». Pepito è uno dei nomi che esce più spesso quando si parla di grande tecnica, talento delicato e tanta sfortuna: otto le operazioni al ginocchio in vent’anni di carriera in giro per il mondo. Il 22 marzo 2025 ha voluto salutare il calcio con una partita insieme ai compagni di sempre, campioni e vecchie glorie della Fiorentina: il Pepito Day. Oggi alcuni di quegli amici li sfida sui campi dell’EA7 World Legends Padel Tour: «È tosta, quasi mi mancano le ripetute - scherza - Per ora corro solamente, altro che fantasista... Ma sono felice perché ho rivisto tanti amici». A New York ha fatto da poco il suo debutto al fianco di Gallinari: dall’altra parte giocatori esperti come Toni, Dida e Materazzi.
Tra loro con chi avrebbe voluto giocare a calcio?
«Un’emozione incontrare Dida, il mio idolo da bambino. Ma dico Marco: sempre meglio giocarci insieme che contro, la Nazionale italiana del 2006 ne sa qualcosa».
A proposito di Mondiale, quest’estate arriva nella sua America.
«C’è grande entusiasmo, si parla solo di questo. Io vivo nel New Jersey a dieci minuti dallo stadio della finale, mi sarebbe piaciuto vedere l’Italia».
Purtroppo la Nazionale non si è qualificata per la terza volta di fila.
«Un dispiacere, ora ci vuole qualcuno che voglia bene al calcio».
Cosa non ha funzionato?
«Senza il rosso, con la Bosnia si vinceva, si andava al Mondiale e non si sarebbe stata nessuna discussione».
È vero che gli Stati Uniti le proposero di giocare per la loro nazionale?
«Nel 2006, ma sono felice di aver scelto l’Italia. Era il mio sogno e l’avevo promesso a mio padre».
Nonostante quello che successe nel 2014 con la mancata convocazione?
«Sì, so che potevo fare bene perché stavo recuperando e di testa stavo bene. Ma ormai sono passati tanti anni, non ci penso più».
È vero che è stato vicino a tante big, dal Bayern al Barcellona fino alla Juve?
«È vero. Era il 2012 e avevo già il contratto fatto. C’era anche il Napoli: avevo avuto una bella discussione con De Laurentiis che poi purtroppo non è andata avanti».
L’anno dopo, Firenze.
«Un periodo indimenticabile. Quel Fiorentina-Juventus 4-2 resta una delle soddisfazioni più grandi della mia carriera».
Vede qualcuno nella Fiorentina di oggi che potrebbe raccogliere il suo testimone?
«Magari Gudmundsson. Se diventa un po’ più cattivo e si prende qualche responsabilità in più, può diventare un idolo a Firenze».
Il 29 agosto sarà il centenario della Fiorentina.
«Non lo sapevo, allora verrò sicuramente a Firenze per festeggiare».
Maggio sarà il mese delle sue partite: oltre a Juventus-Fiorentina, ci sarà anche la sfida col Genoa del suo amico De Rossi. L’ha sorpresa?
«Per niente, lui è uno che ti dà una carica tremenda, ti fa venire voglia di giocare per lui. Farà tanta strada come allenatore».
Un altro allenatore del suo cuore è Ranieri, che la allenò a Parma.
«Mi ha subito dato fiducia a diciannove anni, furono solo sei mesi ma bellissimi. Si merita il rispetto del calcio mondiale. Con Gasperini sono due geni del calcio, troveranno un punto in comune. Ma alla fine dimmi un allenatore e un direttore che vanno d’accordo».
Con tutte le italiane già fuori dall’Europa, è crisi della Serie A?
«No, quest’anno è andata così ma il problema vero è la crescita del calciatore italiano. Non c’è pazienza, serve trovare un allenatore con il cuore al posto giusto. È successo anche a me: il presidente del Parma mi aveva proposto a tutte le big, dal Milan alla Juve e all’Inter, ma nessuna ha voluto scommettere su di me, così sono dovuto andare all’estero».
Il mese scorso è stato coinvolto in una polemica riguardo una serie di post sui membri dell’Ice, vuole chiarire una volta per tutte?
«È stato un fraintendimento, non c’era nessuna malizia dietro quei tweet. Sono tranquillo e con la coscienza a posto».
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