Vanoli merita un altro addio
«Grazie Paolo, la salvezza è soprattutto tua». Sette parole, senza neanche troppi sforzi di fantasia. Sette parole che la Fiorentina avrebbe dovuto rivolgere a Paolo Vanoli. Invece, per ora, silenzio. C’è da sperare che, appena ufficializzato l’ingaggio di Fabio Grosso, dal Parco Viola arrivi un saluto, un ringraziamento sentito per un allenatore che a Firenze difficilmente dimenticheranno. All’ultima partita di campionato, mentre i giocatori sfilavano con lo sguardo basso sotto gli insulti del Franchi, l’allenatore è stato applaudito. I fiorentini hanno fissato con chiarezza la differenza fra chi andava in campo e chi in panchina, fra chi ha sbagliato tanto e chi ha sbagliato poco, e soprattutto ha stabilito la dimensione dell’impresa di Vanoli. Almeno questo è un bel ricordo per un allenatore che in pochi mesi ha restituito a Firenze quello che sembrava perso.
Il silenzio attorno Vanoli
Il club viola aveva un’opzione a suo favore per la conferma del tecnico, opzione scaduta il 30 maggio e non esercitata. Fino a due giorni prima di questa scadenza, quando sui giornali l’arrivo di Grosso sulla panchina della Fiorentina era dato per certo, Vanoli parlava ancora come se fosse in corsa: «Se resto, voglio una squadra ambiziosa». Da quel giorno è calato il silenzio intorno all’allenatore della salvezza e non è una bella cosa. La scelta è fatta ed è legittima sia chiaro, la Fiorentina ha deciso di cambiare allenatore e di iniziare daccapo, per la sesta volta in otto anni, compreso il prossimo. Dal giorno dell’arrivo di Rocco Commisso, giugno 2019, a oggi, i cambi in panchina, a inizio e durante la stagione, sono stati nove: Montella-Iachini il primo anno, Iachini-Prandelli-Iachini il secondo, Italiano il terzo, Palladino il sesto, Pioli-Galloppa-Vanoli quest’ultimo, Grosso adesso. E nel conto non ci mettiamo Gattuso col quale il rapporto si è rotto prima di cominciare e nemmeno il Palladino-bis che si è dimesso all’insaputa di tutti (dirigenti compresi) dopo la sua conferma.
Grosso al test Fiorentina
Anche come diesse la Fiorentina non si è fatta mancare niente nel settennato commissiano: Corvino, Pradé con Barone, Goretti e ora Paratici. Al Parco Viola è una ripartenza continua. Grosso può essere la (s)volta buona, ma bisogna aspettare, capire, verificare. Che sia una scelta di Paratici non c’è dubbio ed è giusto, anche se non sempre la sintonia allenatore-ds garantisce i risultati: Prandelli e Corvino non avevano proprio le stesse idee come Gasperini e Sartori, eppure non sono mancati gioco e risultati. Comunque, meglio iniziare col sorriso e, lo sperano i fiorentini, con l’allenatore soddisfatto del mercato. Grosso va verificato in un ambiente come quello di Firenze, dove il sesto posto con i 65 punti e il record delle 8 vittorie consecutive di Palladino è stato salutato col coro: “Salta la panchina, Palladino salta la panchina”. La sua carriera, in buona parte simile a quella di Vanoli (inizio con i giovani, promozioni dalla B alla A, salvezze in A), induce all’ottimismo. Ma queste sette stagioni (soprattutto l’ultima) hanno insegnato una sola cosa: meglio aspettare prima di parlare.
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