Dalla motosega di Spalletti alla pizza da Totti e agli insulti del Flaminio: i retroscena del rapporto tra De Rossi e Chivu
Estate 2007, stadio Flaminio: la Roma prepara la stagione con un allenamento a porte aperte. Ovazioni per tutti: Spalletti si getta in testa un manciata di ghiaccio per il caldo e per la gioia dei fotografi, Totti segna solo di pallonetto per quella dei tifosi. Baci, abbracci, cori e bandiere. Solo un giocatore è fischiato e pesantemente in sultato: Cristian Chivu. Daniele De Rossi, pochi giorni dopo quell’allenamento del Flaminio, avrebbe compiuto 24 anni, il romeno ne aveva tre in più. La personalità non mancava ad entrambi: ma se Chivu era stravolto da una trattativa che lo stava logorando - e da mesi si affidava a un terapeuta -, De Rossi aveva la serenità e il carattere per chiedere ai romanisti di smetterla. Chivu, d’altronde, non era solo un compagno o un amico.
Sono passati 18 anni: De Rossi e Chivu di nuovo "insieme"
Era anche un vicino di casa: abitavano nella parte alta del Torrino, praticamente uno di fronte all’altro. Era uno dei giocatori con cui De Rossi aveva vinto il primo trofeo con la Roma: 17 maggio 2007, Coppa Italia al Meazza proprio contro l’Inter. I nerazzurri nella storia tra Chivu e Daniele, che domani si ritroveranno da avversari in panchina per la prima volta, hanno un ruolo dominante. Perché neppure due mesi dopo quella Coppa Italia arriva la rottura totale tra il romeno e la Roma. Il difensore è sul mercato, ma rifiuta Barcellona e Real, i giallorossi non trovano l’accordo con Moratti e lo costringono ad andare in ritiro. Pradè si scaglia con parole durissime («ci sta facendo un danno incalcolabile»), in allenamento ogni giorno è uno strazio fino alla festa degli 80 anni organizzata in grande stile dal club. Chivu all’ultimo non va, anche grazie all’intercessione di Totti e dello stesso De Rossi che chiedono al club di evitargli una bordata di fischi. Rosella Sensi accetta per stemperare gli animi, ma nel frattempo alla tv romena l’allora fidanzata, oggi sua moglie, dice: «Andremo a Milano». Fine.
Motosega e pizza
Non finiscono, però, i rapporti tra Cristian e Daniele. Pochi mesi dopo, sempre a Milano, la Roma vince la Supercoppa con rigore di De Rossi lasciatogli da Totti, che non stava bene: le telecamere pizzicano Daniele c he manda bonariamente Francesco a quel paese e sullo sfondo c’è proprio l’ex compagno che sorride. Perché è vero che gli ultimi mesi a Roma per lui furono tremendi, ma è altrettanto vero che nei primi anni, soprattutto con Spalletti, le risate e gli scherzi erano all’ordine del giorno. L’albero tagliato da Luciano con la motosega nel piazzale di Trigoria davanti a loro, le pizze a sorpresa a casa di Totti infortunato, gli schiaffi in testa d opo i gol, qualche serata passata a nascondersi per evitare tifosi troppo invadenti. Nel 2009 a Milano si diceva che De Rossi potesse andare a ll’Inter, ma Chivu ripeteva a tutti: «Dormite sereni, Daniele non lascia Roma». Nel 2012 si sarebbe ro potuti ritrovare al City, ma nessuno dei due ebbe il coraggio di mollare tutto. Hanno continuato a sentirsi, De Rossi era allo stadio per Inter-L iverpool qualche giorno fa, anche se il rapporto, inevitabilmente, dopo 18 anni non è più lo stesso. Al contrario di quello con Kolarov, vice del romeno e punto di riferimento per Daniele anche nella vita privata. La stima però resta, l’affetto e i ricordi pure. E allora come non sorridere pensando a Spalletti che in ritiro a Bolzano si infuria, nell’estate del 2005, perché durante un’amichevole contro il Panathinaikos De Rossi e Chivu vanno a litigare con i greci: «E voi due - le uniche parole di Luciano riferibili e sentite da mezzo stadio - vi si è detto prima di stare calmi...». Avevano poco più di 20 anni: si era già capito cosa sarebbero diventati da grandi.
