© Getty Images Il piano Inter: Thohir-scudetto, caccia al primato
MILANO - E ora Pallotta non è più solo. Thohir, infatti, l’aveva già raggiunto come straniero proprietario di un club di serie A, ma ora il magnate indonesiano si affianca all’uomo d’affari statunitense anche nella rincorsa allo scudetto. E allora, se alla fine la Juventus dovesse abdicare (ma non lo farà certo ora dopo sole due partite), potrebbero essere Roma e Inter a contendersi il tricolore. E, nel caso, sarebbe il primo titolo di un presidente straniero per il nostro calcio. Segno dei tempi dirà qualcuno, sì certo anche perché in altre nazioni avviene già da anni - vedi Chelsea, Manchester United e City in Premier, o Paris Saint-Germain in Ligue 1 -, ma per noi resta un inedito.
PRIMA VOLTA. Peraltro, Pallotta, con la Roma, è “iscritto” alla corsa scudetto ormai da tre anni e negli ultimi due campionati la squadra giallorossa è stata la grande rivale della Juventus di Agnelli (forse la principale espressione della tradizione italiana). Per Thohir invece è la prima volta. Un anno fa, infatti, condusse il primo mercato da presidente dell’Inter e il risultato fu una squadra che voleva essere competitiva al massimo per il terzo posto e, quindi, per un posto in Champions, ma che alla realtà dei fatti non fu nemmeno in grado di prendersi la qualificazione all’Europa League, chiudendo all’ottava piazza. Oggi, dopo tre giorni dalla conclusione di un mercato che, nell’ultimi giorno, ha regalato a Mancini altri tre giocatori (Felipe Melo, Telles e Ljajic), l’Inter non può più nascondersi: l’obiettivo non può che essere quello di lottare per lo scudetto e il pass per la Champions deve essere un traguardo obbligato.
ASSE CON MANCINI. Ma cosa ha determinato questa svolta? Beh, la comprensione che, pur avendo ereditato una società in grave crisi finanziaria, stare solo attenti ai costi non avrebbe assicurato il recupero della solidità economica, né tantomeno la piena competitività della squadra. L’unica soluzione possibile, infatti, era ed è quella di rientrare nel giro-Champions, che peraltro il club nerazzurro aveva frequentato ininterrottamente dalla stagione 2003/04 a quella 2011/12. E in questo quadro non è stato casuale l’arrivo in panchina di Mancini, uno che ha sempre pensato in grande e che ha fatto dell’ambizione una delle molle principali della sua carriera. Il tecnico di Jesi, mesi fa, ben prima quindi di un mercato scoppiettante, aveva affermato che tornare a lottare per lo scudetto era un obbligo per l’Inter, mentre “vivacchiare” non aveva senso.
Leggi l’articolo completo sul Corriere dello Sport-Stadio in edicola