Conte apre e chiude

Conte apre e chiude© Inter via Getty Images
Ivan Zazzaroni

La prima notizia è una non-notizia: a chiudere la lunga, invidiatissima e sfinente serie record della Juve sarà (è) l’allenatore che la aprì, Conte. La sua Inter è da settimane la lepre che scappa, sempre meno spaventata si volta indietro e non trova più i cani che la inseguivano: anche ieri non ha giocato una gran partita (più in palla il Bologna) ma al primo affondo ha trovato il gol da tre punti con Lukaku. Del resto Antonio è il guru dell’insistenza, il risultatista per eccellenza, ricorda quel mio collega che aveva un notevole successo con le donne, quando gli chiesero se fossero tutte belle, lui rispose con compiaciuta sincerità: «Ma vuoi scherzare? Non è importante che lo siano».

La seconda notizia è la Juve virtualmente quinta e fuori dalla zona Champions: ha, sì, gli stessi punti del Napoli, che affronterà mercoledì all’Allianz Stadium nella sfida rinviata tante volte quanto un appuntamento con l’idraulico, ma il primo e unico confronto stagionale, al Maradona, l’ha perso. L’ultima volta in cui, nel girone di ritorno, si era ritrovata esclusa dalla coppa più nobile, Conte allenava ancora il Siena (2010-11). Si tratta di una condizione provvisoria e perfettamente rimediabile, ma conferma le tante difficoltà affrontate e solo di rado superate nell’annus Pirli. Tralasciando il discorso sulle assenze - ogni squadra ha contato e scontato le proprie -, anche se negli ultimi mesi Dybala ha potuto giocare più spesso a poker o a burraco che a calcio (e un fuoriclasse come Paulo non si regala a nessuno), si ha netta l’impressione che la Juve conviva con la consapevolezza di chi sa di non averne più. Fino a poco tempo fa erano più numerose le cose che le riuscivano di quelle che tentava, da mesi il rapporto si è capovolto e il ribaltamento ha parzialmente travolto anche Ronaldo.

Anche la terza (notizia) è, come la prima, una non-notizia: nei primi tre mesi dell’anno ci siamo persi per strada un quarto di Milan: conserva ancora il secondo posto per via della partenza lanciata, ma nelle ultime 14 partite si è fatto recuperare 10 punti dall’Atalanta, 9 dall’Inter, 6 dalla Juve e 5 da Napoli e Lazio. C’è chi ha provato a spiegare il calo di condizione e la perdita di efficacia della squadra di Pioli con la breve, polemica trasferta sanremese di Ibrahimovic: una delle tante stupidaggini. A questo punto faccio mia una massima di Giovanni Soriano: «Non tutti sono capaci di scrivere più di venti righe consecutivamente senza cominciare ad annoiare, a dire qualche banalità o qualche sciocchezza». Avendo superato il limite, chiudo così: il reale valore del Milan è riassunto nei 60 fin qui conquistati, questo il suo punto d’equilibrio.

Auguri di Buona Pasqua ai lettori e a tutti quelli con i quali condivido questa straordinaria e impegnativa avventura editoriale (sesto, settimo e ottavo piano): che Dio vi lasci la salute, la speranza e il sorriso.

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