Inter al top a Lecce: ecco il piano di Inzaghi

Il precampionato non ha entusiasmato, ma non ci sono troppe preoccupazioni: tutti sono sicuri che in A la musica sarà diversa
Inter al top a Lecce: ecco il piano di Inzaghi© Inter via Getty Images
4 min
Andrea Ramazzotti
TagsInterInzaghiLecce

MILANO - Diciamo subito e in maniera chiara per sgomberare il campo da equivoci: il precampionato dell’Inter, con una vittoria (4-1 al Lugano), due pareggi (2-2 sia contro il Monaco sia contro il Lione) e due sconfitte (1-0 a Lens, 4-2 con il Villarreal), è stato al di sotto delle aspettative. Non da squadra che punta alla seconda stella. Ciò premesso, né alla Pinetina né in viale della Liberazione c’è eccessiva preoccupazione. Perché sia i dirigenti sia Inzaghi conoscono il valore della rosa e in particolare della fase difensiva (attenzione a non circoscrivere il discorso solo ai tre dietro...): hanno la convinzione che già da sabato a Lecce vedranno un’altra squadra, più “sveglia” e arrabbiata complice il poker incassato dal Villarreal. In più al Via del Mare non ci sarà di fronte né una delle semifinaliste dell’ultima Champions (gli uomini di Emery) né una francese più avanti come condizione atletica. Basterà per vedere l’Inter che l’ex allenatore della Lazio ha in mente?

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Troppi gol

I nerazzurri hanno chiuso la scorsa stagione con la terza miglior difesa del torneo (32 gol al passivo contro i 31 di Milan e Napoli) e hanno quasi sempre trasmesso una sensazione di notevole compattezza dalla cintola in giù. Nei test ufficiali di questo precampionato, invece, non sono mai riusciti a tenere la propria porta imbattuta e i tre portieri impiegati (Handanovic, Onana e Cordaz) hanno raccolto per 10 volte il pallone in fondo alla rete. Le sensazioni più negative ci sono state proprio sabato a Pescara, dove per la prima volta si è riformato il terzetto titolare composto da Skriniar, De Vrij e Bastoni, ma anche in precedenza le amnesie e gli errori dei singoli (quasi in fotocopia...) non erano mancati. Cosa succede?

Pressing e inserimenti

Partiamo da una considerazione sullo stato di forma: l’Inter si è misurata con formazioni più avanti come preparazione e ha schierato nazionali che hanno iniziato a sudare in ritardo rispetto ai compagni. Chiedere un pressing offensivo per andare a caccia della palla nella metà campo avversaria sarebbe stato tatticamente folle e avrebbe portato i nerazzurri ad allungarsi ancora di più. Ciò premesso, nelle prossime gare il baricentro si alzerà: un’Inter passiva non è un’Inter che piace a Inzaghi. Secondo punto: i centrocampisti finora non hanno lavorato abbastanza in fase di interdizione, hanno sporcato poco le linee di passaggio e non sono stati capaci di assorbire i tagli e gli inserimenti degli avversari. La difesa così è stata spesso lasciata “scoperta” e ha faticato avendo troppo campo da coprire complici gli esterni (Dumfries e Gosens o Dimarco) molto offensivi. E poi c’è il capitolo Lukaku, chiamato a inserirsi nel gioco di Inzaghi. Se vi aspettate che Simone scelga il calcio di Conte dell’anno dello scudetto, ovvero difesa al limite dell’area e ripartenze spesso con lanci lunghi, vi sbagliate. Il belga verrà inserito nella trama di gioco della passata stagione con un’accortezza: è e sarà Martinez a venire più incontro all’azione per lasciare Big Rom più vicino all’area. C’è bisogno di trovare sincronia nei movimenti, ma qualcosa inizia a vedersi. Come le combinazioni da esterno a esterno e i cambi di gioco. Il palleggio tornerà quando i muscoli saranno più leggeri, non a caso in settimana i carichi diminuiranno, ma serviranno anche gli inserimenti centrali: qualcuno di Barella c’è stato, assenti Calhanoglu e Mkhitaryan.

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