Inter, Calhanoglu impressiona: ecco le tappe della sua crescita

Prima vice Brozovic, poi titolare: in due anni il turco si è preso la squadra diventando leader e idolo dei tifosi
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Pietro Guadagno
MILANO -  Il migliore e più riuscito esempio resta sempre Pirlo, nato trequartista e trasformato in straordinario regista. Non si tratta, però, di un unicum. E’ un passaggio di ruolo che capita ormai sovente. Magari, seguendo proprio l’ispirazione del centrocampista bresciano. L’efficacia, tuttavia varia a seconda dei casi, e del valore del giocatore coinvolto. Beh, sull’evoluzione di Calhanoglu, seppur tardiva rispetto a Pirlo, nessuno può avere dubbi: è stata un successo. E la straordinaria esibizione del turco contro la Juventus ne è stata solo l’ennesima dimostrazione. Peraltro, il quasi 30enne (compleanno giovedì) nato a Mannheim ha anche un ulteriore tratto in comune con l’attuale allenatore della Sampdoria, seppure al contrario. La sua fortuna, infatti, è stato il passaggio dal Milan all’Inter, dove si è consumata la sua trasformazione. Pirlo, invece, è esploso in rossonero dopo non aver trovato spazio in nerazzurro, dove era approdato dal Brescia. 

Nel segno di Inzaghi: la crescita di Calhanoglu

Nel caso di Pirlo, il merito del cambio va diviso tra Mazzone, il primo ad avere l’idea quando se lo ritrovò per 6 mesi al Brescia, e Ancelotti, che lo lanciò definitivamente nel nuovo ruolo, per quanto riguarda Calhanoglu, la farina sta (quasi) tutta nel sacco di Inzaghi. Già perché ci sarebbe un precedente quando il turco giocava ancora nel Milan. Era il 25 agosto 2019, prima giornata di campionato, e il Diavolo debuttava a Udine, con Giampaolo in panchina e senza Biglia, il regista titolare. Per sostituirlo, la scelta cadde proprio su Calha, che, fino a quel momento, in rossonero, aveva “vagato” tra mezz’ala o esterno offensivo sinistro. Al di là della sconfitta del Milan, l’esperimento non andò bene e non venne più ripetuto. Poi ci fu il cambio in panchina e Pioli, passando al 4-2-3-1, puntò sul turco come trequartista. Una volta attraversato il Naviglio, sponsorizzato proprio da Inzaghi, che ne era “innamorato” da tempo, Calhanoglu tornò a fare la mezz’ala. E già nel corso di quella prima stagione, causa stop di Brozovic, dopo aver provato senza fortuna Barella e Vecino davanti alla difesa, Simone fece un tentativo pure con l’ex-rossonero. Anche in quel caso (Inter-Fiorentina 1-1 del 19 marzo 2022), le risposte non furono soddisfacenti. Tanto che d’estate venne acquistato un vice-Brozovic di ruolo, ovvero Asllani. 

Da Brozovic a Calha: ecco il passaggio di consegne

Evidentemente, però, nella testa di Inzaghi quell’idea non era tramontata. Così, con il croato nuovamente fermo ai box e pure a lungo, dopo aver costatato come Asllani non fosse ancora pronto, decise di rilanciarla: addirittura in un match decisivo di Champions, contro il Barcellona. Beh, quella notte fu una sorta di illuminazione. La prestazione di Calhanoglu fu scintillante, per di più condita dal gol della vittoria. Da lì in poi è stato un crescendo. Nonostante il rientro di Brozovic, si è compreso che si stava consumando un passaggio di consegne, poi certificato dalla cessione del croato la scorsa estate. Calhanoglu è diventato il centro di gravità nerazzurro: il cardine attorno a cui ruota tutto, il fulcro di una costruzione che spesso e volentieri comincia a ridosso della propria area di rigore, ma anche un elemento di equilibrio che evita alla squadra di sbilanciarsi. In pochi se lo aspettavano, ma è stata la svolta nella sua carriera. Perché il suo valore e quello di cui è capace, ormai, sono riconosciuti anche a livello internazionale. E conquistare lo scudetto a maggio chiuderebbe il cerchio con quello perso e vinto dal Milan, subito dopo averlo lasciato. 

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