© EPA Inzaghi, ma quale scandalo: accordi e disaccordi
Non capisco cosa si vuole stabilire partendo dalle parole del direttore dell’Al-Hilal Esteve Calzada sui tempi dell’accordo con Inzaghi: che se non l’avesse trovato prima della finale di Monaco l’Inter avrebbe vinto la Champions? Che Marotta e Ausilio erano all’oscuro di tutto? Che col suo comportamento Simone ha violato le regole? E poi?
Anche l’ultimo degli inesperti di mercato era a conoscenza della trattativa condotta da Federico Pastorello e Tommaso Inzaghi, figlio del tecnico. All’Inter era giunta più di una segnalazione in tal senso: non immaginava che l’accordo fosse stato raggiunto, ma aveva messo in conto la possibilità di perdere l’allenatore.
Un’operazione da 54 milioni con tanto di trasferimento in Arabia, non a Londra o Parigi, non si completa in un giorno o una settimana: ma questa è la scoperta dell’acqua calda. Inzaghi si è semplicemente mosso secondo le dinamiche di un calcio in piena deregulation e la coppa avrebbe voluto farla sua: se c’è uno che può lamentarsi questo è Tullio Tinti, storico agente di Simone, escluso dall’affare.
L’unico errore, a mio avviso, in tutta questa vicenda è stato quello di considerare Psg-Inter una partita aperta: ognuno di noi ha miliardi di neuroni, solo che talvolta nessuno va d’accordo con l’altro...
