© Inter via Getty Images Lautaro, l'intervista a France Football scatena un piccolo caso: cosa è successo
MILANO - Quando Simone Inzaghi si è seduto in panchina all’Allianz Arena per PSG-Inter non aveva ancora preso una decisione sul suo futuro. La finale di Champions League, seconda in quattro anni del suo ciclo, è stata spartiacque per l’ormai ex allenatore nerazzurro. Fino a quel momento, la testa era rimasta soltanto sull’ultimo atto di una lunga stagione: la posta in palio era troppo alta da permettere di disperdere energie su altri fronti. Poi, ovviamente, nulla è andato come nell’ambiente avrebbero sperato. La debacle di Monaco ha diverse cause, ma tra queste non c’è la distrazione che avrebbe generato il tema se fosse permeato anche all’interno dello spogliatoio.
Inzaghi ha tenuto a specificarlo anche dopo il suo addio all’Inter e non è stato l’unico. Lo ha confermato anche Lautaro Martinez, sebbene la sua intervista rilasciata a France Football abbia scatenato ieri un caso per colpa di una errata traduzione dallo spagnolo. «In quel momento, il mister non ci aveva mai comunicato di avere un’offerta e che sarebbe andato via. Quindi noi eravamo estranei a quelle voci, concentrati su tutti gli obiettivi che avevamo», la risposta del capitano. Il «mai» però era sparito nel testo pubblicato, ribaltando il senso delle sue parole. L’ufficio comunicazione dell’Inter e il giocatore hanno sollecitato una correzione in corsa.
La versione del Toro si sovrappone perfettamente a quella del tecnico piacentino e restituisce una verità certificata da consegnare ai posteri, chiudendo per sempre la vicenda. «Ha sempre dato prova di professionalità. Ci sentivamo molto a nostro agio con lui. Era la nostra testa pensante», il sigillo su un rapporto umano non scalfito dalla separazione.
Lautaro e la lite con Calhanoglu
Lautaro ha fatto luce anche su un’altra questione, spiegando la sua versione su quanto accaduto tra lui e Calhanoglu dopo la famosa intervista negli Stati Uniti. «È stato un malinteso. Alcune cose non mi erano piaciute, le mie dichiarazioni erano generali («Chi vuole restare resta, chi non vuole può andarsene»), e non erano rivolte a lui in particolare», ha detto. Quello sfogo aveva un chiaro obiettivo: «Da capitano, è quello che mi è venuto da dire in quel momento. A qualcuno può piacere, ad altri no, ma poi ne abbiamo parlato con il gruppo, con l’allenatore e con i dirigenti. E va tutto bene, è stato chiarito. Siamo uniti. Chivu ci sta aiutando molto. Faremo di tutto per lui».
L’Inter, dunque, ha voltato pagina. Le parole non basteranno a convincere la parte più scettica del tifo, ma Lautaro è il primo a saperlo. Si sente sottovalutato, lavorerà sodo anche per dimostrare a tutti di essere «sicuramente tra i primi cinque attaccanti al mondo». Solo con un determinato rendimento potrà far cambiare idea sul suo conto a chi crede gli manchi ancora qualcosa per essere al livello dei migliori in circolazione. Per obiettivi di squadra e per avvicinarsi il più possibile al Pallone d’Oro che rappresenterebbe il coronamento di un’intera carriera: «Sogno di vincerlo, è un trofeo molto prestigioso». È arrivato settimo nel 2024. Anche alla giuria del premio ha destinato un messaggio chiaro come gli altri: «Li rispetto, ma mi aspettavo di arrivare più in alto». Tutta la verità, nient’altro che la verità.
