La norma Bastoni
Prima Lecce, poi Como, fra poco il derby: in un crescendo di baccano assordante e di epiteti confezione famiglia, Bastoni sta raccogliendo quanto ha seminato. Chi semina vento eccetera eccetera, questo il concetto puntualmente confermato dall’implacabile legge del taglione, che in epoca social non perdona niente a nessuno, degli altri.
Come Cesarini è entrato nella storia segnando molte volte negli ultimi minuti, ritagliandosi la leggendaria Zona intitolata, Bastoni sarà per sempre paradigma di un vizio soprattutto italiano: la furbizia, nel caso declinata in simulazione. Per quanto possa darsi da fare adesso, giocando magari anche con un coltello fra le scapole, Bastoni sarà il signore di tutti i simulatori, a lui intitolazioni del tipo furbata alla Bastoni, caduta alla Bastoni, straziante agonia alla Bastoni. E non ci sarà niente, lasciti milionari all’opera pia, volontariato ai servizi sociali, servizio mensa a capodanno tra i clochard, che riuscirà mai a emendare la colpa. Non esiste smacchiatore per certe macchie. Impossibile sbianchettare fesserie tanto puerili.
Però. Senza nulla togliere alla pesantezza della sua recitazione, soprattutto della sua esultanza ad avversario ingiustamente segato, è il momento di non dimenticare un fatto sostanziale: Bastoni sarà il migliore dei simulatori, ma non è l’unico simulatore. Tutti sappiamo che è solo la sublimazione di una lunga storia italiana, come quella della pasta di grani antichi e della mozzarella di bufala, qualcosa che anche altri magari fanno, ma che solo qui sappiamo fare così bene.
Evangelicamente: scagli la prima pietra il giocatore che non ha mai simulato, scagli la prima pietra la tifoseria che non ha mai visto un suo giocatore simulare.
Tutti quanti, ovunque, noi italiani abbiamo pure un’aggravante: in tribuna siamo i primi ad esultare se il simulatore sgraffigna un cartellino contro gli altri o meglio ancora un bel rigore, nel Palazzo se ne guardano bene dal perseguire - sarei tentato di dire perseguitare - le volgari simulazioni e gli artistici simulatori. Da un’epoca interminabile qui da noi simulare premia. Lo raccontiamo già ai bambini che conviene, che è un’arte, che così bisogna imparare.
A quanto pare, in tutto questo caos, proprio Bastoni può diventare un punto di svolta. Sembra che finalmente, di fronte allo scandalo, qualcosa si muova: Var per rivedere il secondo giallo, castighi per l’attore, insomma una riforma moderna per soffocare definitivamente il disgustoso malcostume del calciatore che stramazza, dibattendosi come camoscio centrato nella caccia grossa dei bracconieri di bosco. Se finisce così, questa storia allucinante potrà ritagliarsi un bel finale. Diventare utile. E persino Bastoni, sotterrato di fischi sempre e ovunque, potrà comunque diventare il povero martire da cui è partito tutto. Il Bosman di un calcio meno ridicolo.
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