Thuram, che succede? Marcus in letargo, ma ora serve la svolta

Il 2026 di Tikus finora è stato condizionato da guai fisici e scarsa vena. I 9 gol della prima parte della stagione sono diventati 3: troppo pochi
Daniele Vitiello
4 min

MILANO - Cristian Chivu si chiede che fine abbia fatto il vero Marcus Thuram. Perché all’apporto del francese si era ovviamente abituato, considerando l’exploit di inizio stagione. L’avvio col piede sull’acceleratore aveva dato a tutti la sensazione che il francese si fosse messo alle spalle la delusione di Monaco e l’estate turbolenta prima di tanti altri compagni. Sono stati addirittura nove i gol segnati in diciotto partite, fino a dicembre. Poi, all’improvviso, il buio. 
Nel 2026, fino a questo momento, l’involuzione del numero nove nerazzurro è certificata dai numeri: ha messo la firma appena su tre gol in diciassette gare (più due saltate). L’ultimo risale addirittura a più di un mese fa, quando partecipò alla manita rifilata al Sassuolo. Molti provarono a interpretare quella rete come la fine di un lungo digiuno, immaginando che da quel momento l’ex Borussia Monchengladbach potesse tornare a brillare. Speranza trasformatasi in vana illusione, complice anche la forte sindrome influenzale che di certo non lo ha aiutato. Saltando il derby, e diversi allenamenti a ridosso, si è poi ripresentato ad Appiano Gentile in uno stato di forma ancora più lontano dalla sua massima espressione.
Contro l’Atalanta ha stretto i denti ma è sceso in campo non al top della condizione. La speranza dello staff tecnico nerazzurro è che un’ulteriore settimana di lavoro possa portargli nelle gambe il carburante necessario per riportarlo a sgasare sul terreno del Franchi domenica sera. 

A Firenze

Perché là davanti ovviamente toccherà ancora a lui. Con Pio Esposito, che nel frattempo domenica scorsa ha almeno interrotto il digiuno di tutto il reparto offensivo dell’Inter. Ora tocca a Thuram, in quella che potrebbe essere l’ultima partita dal primo minuto senza Lautaro Martinez al suo fianco. L’argentino manca più di tutti a quello che dall’annata della seconda stella è il suo partner di riferimento: non soltanto perché leader e trascinatore, ma anche perché – tra le tante cose che fa in campo - riesce a orientare perfettamente la pressione nella fase di non possesso, compito che invece il francese continua a svolgere senza la stessa precisione, finendo per sprecare energie a vuoto.  
L’occasione di domenica sembra perfetta comunque per tornare a sorridere anche per la gioia di un gol. Servirebbe all’Inter per scacciare via i brutti pensieri dell’ultima settimana e a Thuram stesso per scrollarsi di dosso l’apatia di questo periodo. 
Le prossime partite rappresentano un vero banco di prova per capire se il matrimonio tra le parti potrà garantire stimoli adeguati anche per il futuro. Arriverà poi il momento di guardarsi negli occhi, a bocce ferme, chissà se per giurarsi ancora amore o per dirsi addio. L’importante ora è restare concentrati sull’obiettivo: per raggiungerlo prima possibile sarebbe prezioso ritrovare il vero Thuram. 

 

 

 


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