Chivu svela il segreto: "Sono riuscito a restare me stesso"

Il tecnico svela il segreto del suo approccio col gruppo: "Scudetto? Zero fioretti, io credo soltanto nel lavoro"
Daniele Vitiello

L ’unica via è quella del duro lavoro. Per inseguire i due titoli che sono ancora alla portata dell’Inter, Cristian Chivu non ha intenzione di affidarsi ad altro: «Non sono scaramantico, non faccio fioretti. Credo nel mio lavoro, in quello che posso trasmettere. La vera forza è nell'essere umano», ha detto ieri in una intervista a Sky Sport. Per cui si parte da una sana consapevolezza: la capolista, complici anche i rientri dell’ultimo periodo, ha a disposizione tutto ciò che le serve per arrivare al traguardo prima del Napoli di Conte. Sette punti di vantaggio a sette curve dall’arrivo non sono affatto pochi, soprattutto in relazione al carico di adrenalina che ha portato con sé la cinquina rifilata alla Roma nel turno di Pasqua.

 

 

Il patto

L’Inter si è compattata nel momento cruciale della stagione e questo dà slancio verso i prossimi impegni, a partire dalla delicatissima sfida con il Como. Il confronto tra i calciatori avuto poche ore prima della gara con i giallorossi ha rinsaldato un legame forte e aiutato a mettere nuovamente a fuoco le priorità. Si è percepito chiaramente nelle esultanze dei giocatori in campo, così come nella gioia di chi ha assistito dalla panchina. In particolare è balzata all’occhio l’energia di tutto il gruppo nell’abbraccio nei confronti di Nicolò Barella: «Da quella scena emerge l’affetto che ci trasmettiamo a vicenda. Sono cose a volte sottovalutate, ci si vede solo dal punto di vista professionale di quello che abbiamo l’obbligo di fare ma penso che dal punto di vista umano spesso si dimenticano delle cose che sono più importanti di quelle professionali», ha sottolineato Chivu, fiero dei suoi ragazzi perché «questo gruppo nel tempo, negli anni, ha consolidato qualcosa di speciale, qualcosa che ci permette di essere più uniti, di offrire più affetto di quanto qualcuno pensa».


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Inter

La ricerca dell'identità

Ora, prima di arrivare anche a concretizzare un rinnovo di contratto che è già nella testa della dirigenza, non resta che chiudere il cerchio nella maniera migliore possibile. Anche per mandare in archivio il primo anno sulla panchina nerazzurra come forse lo aveva sognato, per il percorso fatto dentro e fuori dal campo. Su questo Chivu ha poco da rimproverarsi: «Sono riuscito a essere me stesso, nonostante la possibilità di mettere qualche maschera che questo mondo ti offre. Ho scelto di essere quello che sono, di non perdere cosa sono dal punto di vista umano, mentre sull'aspetto professionale sono migliorato tanto».

 


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L ’unica via è quella del duro lavoro. Per inseguire i due titoli che sono ancora alla portata dell’Inter, Cristian Chivu non ha intenzione di affidarsi ad altro: «Non sono scaramantico, non faccio fioretti. Credo nel mio lavoro, in quello che posso trasmettere. La vera forza è nell'essere umano», ha detto ieri in una intervista a Sky Sport. Per cui si parte da una sana consapevolezza: la capolista, complici anche i rientri dell’ultimo periodo, ha a disposizione tutto ciò che le serve per arrivare al traguardo prima del Napoli di Conte. Sette punti di vantaggio a sette curve dall’arrivo non sono affatto pochi, soprattutto in relazione al carico di adrenalina che ha portato con sé la cinquina rifilata alla Roma nel turno di Pasqua.

 

 

Il patto

L’Inter si è compattata nel momento cruciale della stagione e questo dà slancio verso i prossimi impegni, a partire dalla delicatissima sfida con il Como. Il confronto tra i calciatori avuto poche ore prima della gara con i giallorossi ha rinsaldato un legame forte e aiutato a mettere nuovamente a fuoco le priorità. Si è percepito chiaramente nelle esultanze dei giocatori in campo, così come nella gioia di chi ha assistito dalla panchina. In particolare è balzata all’occhio l’energia di tutto il gruppo nell’abbraccio nei confronti di Nicolò Barella: «Da quella scena emerge l’affetto che ci trasmettiamo a vicenda. Sono cose a volte sottovalutate, ci si vede solo dal punto di vista professionale di quello che abbiamo l’obbligo di fare ma penso che dal punto di vista umano spesso si dimenticano delle cose che sono più importanti di quelle professionali», ha sottolineato Chivu, fiero dei suoi ragazzi perché «questo gruppo nel tempo, negli anni, ha consolidato qualcosa di speciale, qualcosa che ci permette di essere più uniti, di offrire più affetto di quanto qualcuno pensa».


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