Pio Esposito luce a San Siro: dal primo gol con l’Inter contro il fratello Sebastiano al colpo scudetto

Un anno fa perdeva i playoff in Serie B con lo Spezia, oggi festeggia il Tricolore: tutti i segreti del centravanti del futuro (nerazzurro e della Nazionale), che da bambino giocava al campetto di Castellammare di Stabia con i fratelli Seba e Salvatore e a soli vent'anni continua a bruciare le tappe
Giulia Mazzi

Un anno fa, di questi tempi, lottava per la promozione dalla B. Era il primo giugno 2025 quando Francesco Pio Esposito perdeva la finale playoff con lo Spezia (nonostante un gol segnato), oggi il gigante di Castellammare di Stabia sul trono della Serie A siede con merito. Gli ultimi trecentotrentasei giorni sono stati un fuoco d’artificio, una lunga rincorsa e infine una spettacolare festa. Altro che riserva, seppur di lusso: alla prima tra i grandi si è preso le luci a San Siro. Nato il 28 giugno 2005, Pio cresce in quella che è destinata a diventare a tutti gli effetti una dinastia del calcio italiano. Mamma Flavia sempre a bordo campo, papà Agostino ex allenatore della Juve Stabia che fa crescere i figli col pallone tra i piedi, la sorella Annamaria tifosa numero uno e i fratelli "del campetto" Sebastiano, già affrontato in Serie A con il Cagliari, e Salvatore, che dirà: "Pio è il più piccolo e ancora il più coccolato anche se ormai è diventato il più grosso di noi tre". Quando si dice il destino: proprio contro il Cagliari e di fronte agli occhi di Seba, a fine settembre, festeggia il suo primo gol in Serie A.

Dal campetto di Castellammare all'Inter dello scudetto

Riavvolgiamo il nastro. Da bambini tutti i ragazzi di casa Esposito giocano nel Club Napoli, scuola calcio di Castellammare di Stabia affiliata al Brescia. Dopo averli visti, un osservatore, Roberto Clerici, propose al papà di trasferirsi in Lombardia. Era il 2011, Pio aveva sei anni, e la vita dell’intera famiglia Esposito cambiò per sempre. Un anno alla Voluntas Brescia, tre al Brescia, nel 2014 il definitivo passaggio al vivaio nerazzurro. Nove anni dopo Pio fa la valigia e va a farsi le ossa in Serie B. Due stagioni con lo Spezia, di cui diventa marcatore letale e idolo della tifoseria. È l'estate scorsa quando l'Inter lo richiama a casa. Ha appena perso la finale playoff, dicevamo, ma la città di Spezia non lo ha amato di meno. Basta poco per innamorarsi del piccolo gigante campano, 191 centimetri di forza pura, capocannoniere della squadra, una moderna sintesi del centravanti di peso, un po' Dzeko - l'idolo di sempre - un po' Van Basten. Tiro, potenza, presenza in area, testa e cuore. Pio Esposito ha tutto e Chivu, che già lo conosceva bene dalle giovanili dell'Inter, ci mette poco a (ri)scoprirlo. Al Mondiale per club americano, Pio si mette subito in luce: i suoi vent'anni li festeggia con il primo gol in nerazzurro, al River Plate. "Non ho ancora realizzato, esultavo e non ci credevo - commenterà poi con emozione - ho capito quando ho visto esultare Lautaro. È il frutto di anni di lavoro, è magico e tutto proprio come l'avevo sognato".


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Inter

Esposito e il record con l'Inter

Da lì, il percorso è in continua ascesa e Pio lo zampino lo mette spesso e volentieri, come nel 3-2 alla Juventus nel giorno di San Valentino che vale una fetta di scudetto. O nella vittoria di corto muso contro il Lecce: un gol da tre punti. Pio non si lascia intimidire e i suoi 6 gol in campionato (finora) alla prima stagione tra i grandi gli permettono di iscriversi a un club esclusivo: nell’era dei tre punti a vittoria, diventa il quarto giocatore dell’Inter a realizzare più di cinque reti in una singola stagione di Serie A prima di compiere 21 anni, dopo Nicola Ventola (6 nel 1998-99), Obafemi Martins (7 nel 2003-04 e 11 nel 2004-05) e Mario Balotelli (8 nel 2008-09 e 9 nel 2009-10). Pio non si limita a fare la comparsa nell’Inter delle stelle del ventunesimo scudetto: a suo agio al fianco di Lautaro, con personalità ne ha raccolto la pesante eredità in attacco quando in inverno il capitano è stato costretto ai box.

Inter, Pio Esposito al primo scudetto

In una Serie A in cui i giovani e soprattutto gli azzurrabili trovano sempre meno spazio, l'Inter ha scoperto poco a poco che il centravanti del futuro, in verità, l'ha sempre avuto in casa. Ma Pio e i suoi fratelli il campetto sotto casa non l'hanno mai dimenticato e due anni fa sono tornati nel loro quartiere Cicerone, dove sono nati e cresciuti, per donare un campetto d'arba sintetica al posto del cuore che li ha visti cullare per la prima volta un sogno con il pallone tra i piedi. Perché sono le radici a darti quella forza che serve per prenderti l'Inter, lo scudetto, la Serie A, la Nazionale. A soli vent'anni, nessuno sa cosa ha in serbo il destino per Francesco Pio Esposito, centravanti del futuro che stasera si è preso la sua prima fetta di presente.


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Un anno fa, di questi tempi, lottava per la promozione dalla B. Era il primo giugno 2025 quando Francesco Pio Esposito perdeva la finale playoff con lo Spezia (nonostante un gol segnato), oggi il gigante di Castellammare di Stabia sul trono della Serie A siede con merito. Gli ultimi trecentotrentasei giorni sono stati un fuoco d’artificio, una lunga rincorsa e infine una spettacolare festa. Altro che riserva, seppur di lusso: alla prima tra i grandi si è preso le luci a San Siro. Nato il 28 giugno 2005, Pio cresce in quella che è destinata a diventare a tutti gli effetti una dinastia del calcio italiano. Mamma Flavia sempre a bordo campo, papà Agostino ex allenatore della Juve Stabia che fa crescere i figli col pallone tra i piedi, la sorella Annamaria tifosa numero uno e i fratelli "del campetto" Sebastiano, già affrontato in Serie A con il Cagliari, e Salvatore, che dirà: "Pio è il più piccolo e ancora il più coccolato anche se ormai è diventato il più grosso di noi tre". Quando si dice il destino: proprio contro il Cagliari e di fronte agli occhi di Seba, a fine settembre, festeggia il suo primo gol in Serie A.

Dal campetto di Castellammare all'Inter dello scudetto

Riavvolgiamo il nastro. Da bambini tutti i ragazzi di casa Esposito giocano nel Club Napoli, scuola calcio di Castellammare di Stabia affiliata al Brescia. Dopo averli visti, un osservatore, Roberto Clerici, propose al papà di trasferirsi in Lombardia. Era il 2011, Pio aveva sei anni, e la vita dell’intera famiglia Esposito cambiò per sempre. Un anno alla Voluntas Brescia, tre al Brescia, nel 2014 il definitivo passaggio al vivaio nerazzurro. Nove anni dopo Pio fa la valigia e va a farsi le ossa in Serie B. Due stagioni con lo Spezia, di cui diventa marcatore letale e idolo della tifoseria. È l'estate scorsa quando l'Inter lo richiama a casa. Ha appena perso la finale playoff, dicevamo, ma la città di Spezia non lo ha amato di meno. Basta poco per innamorarsi del piccolo gigante campano, 191 centimetri di forza pura, capocannoniere della squadra, una moderna sintesi del centravanti di peso, un po' Dzeko - l'idolo di sempre - un po' Van Basten. Tiro, potenza, presenza in area, testa e cuore. Pio Esposito ha tutto e Chivu, che già lo conosceva bene dalle giovanili dell'Inter, ci mette poco a (ri)scoprirlo. Al Mondiale per club americano, Pio si mette subito in luce: i suoi vent'anni li festeggia con il primo gol in nerazzurro, al River Plate. "Non ho ancora realizzato, esultavo e non ci credevo - commenterà poi con emozione - ho capito quando ho visto esultare Lautaro. È il frutto di anni di lavoro, è magico e tutto proprio come l'avevo sognato".


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Esposito e il record con l'Inter