La sforbiciata di Dybala

La sforbiciata di Dybala© Juventus FC via Getty Images
Ivan Zazzaroni

Tra sette mesi l’ormai ventisettenne Dybala entrerà nell’ultimo anno di contratto, a meno che da qui a maggio la Juve non riesca a soddisfarne le richieste. Dal 21 settembre l’agente Jorge Antun risiede stabilmente - e inutilmente - a Torino in attesa di essere convocato da Paratici per quello che dovrebbe essere l’incontro risolutivo. Le parti non hanno intenzione di separarsi, non più almeno: la distanza è nei numeri.

Sembra che la Joya abbia fatto due conti: se Ronaldo prende 31 milioni e de Ligt 11 e mezzo, penso di non fare torto a nessuno, soprattutto al mio talento, partendo da 15 l’anno, ovvero la metà di Cristiano e poco più dell’olandese che peraltro è un difensore.

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Fino allo scorso febbraio la richiesta di Paulo - il mio giocatore preferito, la cosa più vicina a Robibaggio incrociata dal 2004 a oggi - sarebbe risultata in linea, o quasi, con le ambizioni tecniche e finanziarie del club, e quindi giustificabile. Oggi è fuori contesto e dunque antistorica.

La pandemia ha inferto un colpo terrificante ai bilanci già sofferenti delle squadre professionistiche - non parliamo poi di quelle semipro o dilettantistiche, differenti solo le dimensioni -, costrette a rinunciare anche ai ricavi da stadio (biglietteria, sponsor, food and beverage). In sostanza, al di là dei tagli e degli accordi sospensivi raggiunti durante il lockdown, il virus ha fatto scendere vertiginosamente le entrate mentre sono rimaste inalterate le uscite principali, ossia i contratti di calciatori e allenatori. Tanto per dirne una, con la quota-mese dei diritti televisivi l’Inter, che senza pubblico perde circa 90 milioni, non riesce a coprire la mensilità del gruppo squadra: le restano scoperti dieci, dodici giorni.

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Nelle prossime ore la federcalcio affronterà molto seriamente il tema della condivisione del rischio con i fornitori dello spettacolo - i calciatori, appunto - ritenuto prioritario.

Non ho mai amato entrare nelle tasche degli altri. E non ho mai fatto discorsi di carattere etico riferiti a stipendi o premi di campioni e presunti tali. Penso infatti che i primi responsabili dello sfascio siano i presidenti, i veri autori del dissesto pre-covid. Ma in una fase così drammatica mi sento di sostenere apertamente la missione di Gravina - sottolineo che nei mesi più caldi alcuni atleti e qualche agente avevano già mostrato disponibilità e buonsenso.

La crisi non è italiana, ma planetaria: il top club che si è maggiormente distinto per la coerenza mostrata e i sacrifici praticati è il Real Madrid che da anni viaggiava a suon di centinaia di milioni a sessione. Prima del mercato Florentino Perez aveva dichiarato che non avrebbe fatto un solo acquisto e si sarebbe concentrato su prestiti e cessioni, anche dolorosi (Hakimi, Reguilòn, Bale, James Rodriguez, Ceballos, Borja Mayoral, Javi Sanchez e altri), e così ha fatto. Ha dato l’esempio, e fra trasferimenti e risparmi ha sforbiciato 210 milioni.

Torno a Dybala, personaggio così diverso per simpatia, dolcezza, finezza, sottintesi, come se gli avessi fatto il discorsetto sull’emergenza economica. Sarei disposto a chiedergli un gesto generoso, tale da conquistarsi non solo altri juventini in bolletta, ma tanti italiani che in queste ore non riescono più a giocare, come un tempo, con i superguadagni dei calciatori come se potessero condividerli; oggi, avviati a incrementare l’esercito dei poveri, pretendono una giustizia che non avranno mai, forse proprio uno spicchio di quell’ingaggio prodigioso. Sì, mi farei volentieri mediatore di una transazione onorevole fra Paulo e la Juve. E non pretenderei le commissioni.

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