Juve, dopo il fallimento con Ronaldo quale è il futuro?

Dietro il rapporto tra Exor e il club: cosa si possono aspettare i tifosi
Juve, dopo il fallimento con Ronaldo quale è il futuro?© Juventus FC via Getty Images

Cosa devono aspettarsi i tifosi della Juventus all’indomani della maxi-perdita (almeno 191 milioni) evidenziata dalla semestrale Exor? Le attese dei fans divergono spesso da quelle degli azionisti, perciò è utile capire quale sarà il futuro economico del club. Ma forse è ancor più interessante una domanda: perché Exor possiede la Juventus?

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Sembrerà naturale, quasi rassicurante, che la holding fondata dall’Avvocato e controllata dal nipote prediletto contenga – oltre a partecipazioni in Stellantis, Ferrari e CNH – il divertimento preferito della famiglia e gruppi editoriali, che Gianni considerava strumenti di influenza. Il fatto è che Exor non è il giocattolo della famiglia Agnelli (e neppure di John Elkann) ma una società quotata, partecipata da importanti fondi di investimento in un mercato pubblico con un 30% flottante. I suoi investimenti devono essere giustificati da prestazioni finanziarie, non da tradizioni familiari o passioni sportive. Inoltre, essendo quotata, la stessa Juventus deve mostrare analoghi requisiti ad azionisti istituzionali (oltre a Exor) e piccoli risparmiatori.  [...]
Non è neppure indispensabile prefiggersi una way-out di breve periodo: Warren Buffet mantenne la sua quota del Washington Post per 40 anni solo perché era un buon investimento, non facile da replicare liquidandolo e cercando impieghi alternativi. Ma la Juve presenta requisiti simili? Con quale strategia?  
Per anni ne ha avuto una: perseguire la competitività sportiva conquistando dominanza in Italia, estrarre dallo stadio ricavi stabili, possedere molti giocatori per generare ricavi da player trading con cui sopperire alla debolezza strutturale dei diritti domestici, elevare il profilo del brand, non tanto per assaltare la Champions oggetto del desiderio quanto per inserirsi nella élite europea. Nel 2018 CR7 non fu peccato di hybris, ma tassello di quella mission: l’uomo da 200 milioni di follower, icona di lifestyle, da sfruttare come formidabile traino commerciale. La Superlega era il punto d’arrivo di quella marcia: garantiva ricavi altissimi e stabili che avrebbero giustificato la presenza della Juve nel portafoglio Exor, oltre a regalare un windfall immediato da 300 milioni con cui sollevare gli azionisti dall’incombenza di un aumento di capitale. Senza il finale sperato, la strategia non c’è più: Ronaldo è partito senza rimpianti, la squadra stenta a trovare una fisionomia senza la sfacciata dominanza degli ultimi anni, in borsa il titolo vivacchia senza una precisa direzione o forse aspettando di capire quale sarà.  

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Nel nuovo corso inaugurato dallo Stadium, la Juve ha dato agli azionisti soddisfazioni parziali: un investitore entrato nel collocamento del 2011 ha ricevuto, in 8 anni, il rendimento cumulato del 122% ma anche la richiesta di nuovi aumenti di capitale, cioè di impegnare altri denari per coprire le perdite. Il progetto ha così contribuito a incrementare il valore del portafoglio dei suoi azionisti istituzionali (il cosiddetto NAV) senza però erogare cassa, anzi assorbendola e richiedendo quattro apporti in 15 anni.  
Oggi la Juventus deve trovare la direzione. Può ancora tentare di agganciare il treno dei top club trascinati da capitali imponenti, con cui si può competere solo con investimenti colossali, ma è difficile imbastire un piano convincente dopo aver fallito perfino con CR7. Oppure inseguire il mantra della sostenibilità: pareggiare i conti, smettere di offrire super ingaggi per attrarre i migliori, scommettere sui giovani, costruire un modello nuovo che non chieda più soldi agli azionisti e così perpetuare, forse, la dominanza domestica. Ma la prospettiva non eccita il popolo bianconero, difficilmente ne accenderà l’entusiasmo e il calcio è un prodotto che si vende soprattutto coi sogni. Al piano di sopra, Exor dovrà domandarsi concretamente che fare. 

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