Juve e il giallo dopo la disfatta di Haifa: cosa non torna nella ricostruzione di Allegri sul ritiro

Il tecnico prova a gettare acqua sul fuoco ma alcune sue parole non coincidono con quello che è accaduto dopo il rientro dalla sconfitta di Champions
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Filippo Bonsignore

Juve, se ci sei batti un colpo. È il giorno della verità, dopo la vergogna di Champions League, dopo il richiamo alla responsabilità da parte del presidente Agnelli che ha messo tutti spalle al muro e dopo i due giorni di ritiro per «guardarsi negli occhi» e ripartire. Sarà servita la (mini) clausura alla Continassa? Saranno capaci i bianconeri di fare un passo fuori dal baratro? La squadra è ancora dalla parte dell’allenatore? La risposta a questi interrogativi la darà la partita più atipica e meno malleabile che ci sia, il derby, che mai come oggi può trasformarsi in prima tappa della rinascita o in una nuova stazione della via crucis di questa tormentata stagione. Massimiliano Allegri veste i panni del pompiere e spegne tutti i potenziali focolai. Primo: «Il ritiro non era una punizione ma il modo per dare un po’ di ordine perché quando mancano i risultati si vede più nero di quello che è». Secondo: «La squadra non ha mai chiesto di non andare in ritiro, assolutamente no, sono voci infondate».

Cosa non torna nel racconto di Allegri sul ritiro

Tutto bene, insomma, o forse no. Perché non torna tutto nel racconto del tecnico bianconero delle ore immediatamente successive al ritorno da Haifa. Max parla di un allenamento svolto nel tardo pomeriggio al rientro dalla trasferta israeliana mentre la società aveva informato che nulla era stato fatto, a parte i classici massaggi post gara, per mancanza oggettiva di tempo dopo il lungo volo da Tel Aviv. E non convince la spiegazione sul cambio di programma di mercoledì pomeriggio. Stando a quanto stabilito da Allegri dopo la sconfitta con il Maccabi, la squadra avrebbe dovuto andare in ritiro subito al ritorno a Torino; ritiro iniziato invece giovedì mattina dopo un confronto tra allenatore e squadra. «Ho parlato con loro quando siamo rientrati, dovevano andare a casa a prendere la roba e allora ho detto: ci vediamo domani mattina». Difficile pensare però che il motivo risieda esclusivamente nella mancanza dello spazzolino da denti o del pigiama… Sul fatto di avere il gruppo dalla propria parte, poi, l’allenatore glissa: «Sembra che la squadra non sia compatta, credo che invece ci sia tanta voglia di arrivare al risultato e di invertire la tendenza».


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