Il retroscena del -15 alla Juve: la decisione è stata unanime

Illecito gestionale "strutturale": i giudici sposano la linea di Chiné. Gli altri club prosciolti perché non indagati dalla magistratura
Il retroscena del -15 alla Juve: la decisione è stata unanime© ANSA
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Giorgio Marota
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Altro che "mano pesante": alla Juve, si sussurra nei corridoi della sede Figc di via Campania, sarebbe potuta andare anche peggio di così. La penalizzazione di 15 punti - da motivare entro il 30 gennaio - è nata sulla base di alcune riflessioni che il procuratore federale Chiné ha esposto durante la requisitoria e che i componenti della Corte Federale d'Appello hanno ritenuto centrali per riaprire il processo e poi condannare la società bianconera. La prima: l'illecito gestionale della Juve è stato considerato come «strutturale e sistemico». La plusvalenza fittizia? «Un modus operandi» per aggiustare le perdite. E ancora: nelle intercettazioni è stata vista la cosiddetta "pistola fumante" per far emergere «tutta quella merda che sta sotto e che non si può dire» (frase pronunciata da Agnelli in una famosa chiacchierata telefonica). Per i giudici, evidentemente, l'elemento di novità rispetto al precedente proscioglimento è nelle pagine dell'inchiesta Prisma, che ha superato il modello matematico (smontato da due gradi di giudizio endofederali) pensato nella scorsa primavera dagli 007 federali per stilare il "reale valore" di un calciatore.

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Urgenza

La Corte Federale d'Appello, presieduta da Mario Luigi Torsello, il 17 maggio scorso assolse gli imputati, ma nelle motivazioni della sentenza evidenziò l’urgenza di un intervento normativo sul tema delle plusvalenze; sollecitò persino il consiglio federale, visto che «è diffusa la percezione che alcuni valori si siano formati in modo totalmente slegato da una regolare transazione di mercato, ma non è possibile verificare se le modalità della loro formazione rispettino delle regole codificate perché non esistenti». Pur prosciogliendo tutti, il giudice di secondo grado lanciò quindi un allarme e dichiarò di avere le mani legate.

Camera

Durante la camera di consiglio di venerdì sera, durata tre ore, è andato in scena un confronto «sereno e pacato» tra i membri della Corte che ha portato a una decisione (il -15) unanime e non complessa. Tutti d'accordo, quindi. A partire dal presidente Torsello, passando per i componenti Lombardo, Mazzoni, Barbieri, Teodori, Scordino e Falini. Ognuno ha avuto la possibilità di esprimere le proprie opinioni, si sono valutati pro e contro e poi si è deliberato collegialmente, senza divisioni. I giudici avrebbero poi deciso di punire soltanto la Juve (assolvendo ancora una volta Samp, Empoli, Genoa, Parma, Pisa, Pescara, Pro Vercelli e Novara) perché è stata l'unica società indagata da una magistratura ordinaria. Non ci sono infatti approfondimenti di altre procure della Repubblica nei confronti di club coinvolti nel processo, né altre carte dalle quali attingere per andare a modificare la sentenza di 8 mesi fa. Torino ha agito, le altre no. E non ci sarebbe affatto da stupirsi, inoltre, per l'aggravamento della sanzione rispetto alle richieste di pena avanzate dalla procura Figc: è un potere che la Corte Federale d’Appello esercita non di rado, anche nei processi che fanno meno notizia. L’ultimo? All’Asd Città di Gallipoli (Eccellenza pugliese) ha squalificato il campo per quattro gare quando ne erano state richieste tre.

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