Juve, Agnelli e la manovra stipendi: "Condannato perché sapeva..."

L'ex numero 1 bianconero ha ricevuto 16 mesi di inibizione e una multa da 60mila euro al primo grado del processo: diffuse le motivazioni del Tribunale Federale Figc
Juve, Agnelli e la manovra stipendi: "Condannato perché sapeva..."© ANSA
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Alberto Ghiacci

«Provata con ragionevole certezza la sua responsabilità». Così Andrea Agnelli ha conosciuto le motivazioni del Tribunale nazionale federale che il 10 luglio gli ha inflitto una condanna di 16 mesi di inibizione e 60mila euro di multa. Siamo al primo grado del processo sulla cosidetta manovra stipendi, caso per il quale tutti gli altri imputati hanno già patteggiato. Il Tfn ha ritenuto fondamentale il ruolo dell’ex presidente bianconero, che ora già pensa al ricorso alla Corte federale d’appello.

Il Tfn: "Piena consapevolezza di Agnelli"

«Quanto alla manovra stipendi 2019-2020 - si legge nelle motivazioni - costituisce dato di fatto oggettivo che la stessa abbia avuto quale effetto immediato e concreto di evitare l’appostazione in bilancio di costi e/o debiti per circa 90 milioni di euro, in violazione del principio di par condicio con le altre società. Depone, in tal senso, il documento del 28/3/2020 congiuntamente sottoscritto dal dottor Andrea Agnelli e dal tesserato Chiellini con cui le parti concordavano che “la prima squadra si riduce la propria retribuzione annuale della stagione sportiva 2019-2020 di un importo corrispondente ai ratei mensili di marzo, aprile, maggio e giugno 2020” con l’espressa previsione che “nelle prossime settimane, società e calciatori perfezioneranno la formalizzazione dei singoli accordi contrattuali, come previsto dalle normative vigenti e in base all’accordo raggiunto, in cui tre dei quattro ratei saranno ridistribuiti sui contratti in essere, a partire dalla stagione 2020-2021». Percorso per il quale è stata sottolineata «la piena consapevolezza di Agnelli». L’ex numero uno della Juve, invece, è da ritenersi assolto per ciò che riguarda i rapporti con gli agenti già oggetto di indagini e processo, perché «il Collegio ritiene di non poter addivenire con ragionevole certezza alla responsabilità del deferito». 


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