Bonucci, ora accetta il tuo finale

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Bonucci, ora accetta il tuo finale© Juventus FC via Getty Images
Cristiano Gatti
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Allegri non lo vuole più, ma Bonucci fatica a capirlo. Ultimamente il politicamente corretto ha colpito duro anche nello sport, adesso bisogna dire che Bonucci non rientra più nel progetto, ma la sostanza resta identica: storia finita, punto e basta. A 36 anni non è facile sentirselo dire, eppure bisognerà che persino Bonucci accetti il panta rei: tutto passa e tutto passa soprattutto nel calcio. Evidentemente non ce la fa, così siamo alla guerra delle carte bollate: come tra Ilary e il Pupone, anche a Torino ormai si parlano solo tramite avvocati.

Bonucci, la diffida usando la Pec

Quello di Bonucci ha mandato una diffida usando la Pec, la posta certificata, perché non si dica che la rivendicazione non è abbastanza ufficiale. Alla diffida, che pretenderebbe il reintegro in rosa di Bonucci, la Juve ha risposto nel modo più scontato: Bonucci non è un perseguitato a mezzo mobbing, Bonucci può allenarsi quanto e come vuole alla Continassa, nelle migliori condizioni possibili. Ma di giocare ancora nella Juve, non se ne parla. Scelta tecnica, di dice con il bon ton. Magari c’è qualcuno che ancora prova malinconia davanti a questo genere di epiloghi. Sono quelli che ancora credono ai giocatori bandiera, ai legami sentimentali, allo spirito di reciproca gratitudine, quelli che in sostanza ancora credono alla cicogna. Il calcio di oggi ci dimostra tutti i giorni che il rapporto di lavoro va soggetto alle congiunture, alle strategie, ai programmi, persino alle lune del momento. Il vento cambia, niente è eterno e immutabile. Dunque, anche Bonucci prima o poi dovrà accettarlo e rassegnarsi.

D’altra parte, volendo dirla tutta, lui è uno degli ultimi a potersi permettere sentimentalismi e poesie romantiche: quando si è trattato di andare al Milan, nel 2017, non è che abbia esitato moltissimo. Salvo un anno dopo tornare, ma non con la coda tra le gambe, anzi inalberando di nuovo tutto l’armamentario della serie Juve primo amore, Juve unico amore, Juve sempre nel cuore. D’altra parte, Bonucci ha sempre pensato di dirigere il traffico. Come centrale, si è sempre sentito al centro. Si è venduto – e lo hanno dipinto – come uno Scirea, un Baresi, un Cannavaro, senza però mai esserlo davvero. Un ottimo difensore, questo innegabilmente, ma non un fuoriclasse che segnerà la storia. Quella, la storia, l’ha più che altro segnata nel 2020, dopo il trionfo agli Europei. Come dimenticare. In pieno clima Covid&Distanziamenti, lui si vantò di aver schienato il governo, imponendo la sfilata del pullman tra agghiaccianti assembramenti di popolo, ricorrendo al famoso ricatto “se il pullman non sfila, noi non andiamo da Draghi”. Pazienza se penosamente il governo calò i pantaloni. Resta lo storico gesto: il calciatore che tratta con lo Stato, mettendolo in ginocchio. Fu comunque una grande festa. Ma è solo per dire quanto davvero, tre anni dopo, possa risultare difficile a un leader di questa statura vedersi rottamato. Magari stavolta finirà in tribunale. Ma niente cambierà la sostanza della questione: nessuno è indispensabile, presto o tardi arriva il momento dei titoli di coda. E non arriva via Pec.


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