
Pogba, il dovere del dubbio
Il centrocampista della Juventus rischia quattro anni di squalifica, ma nel passato esistono dei casi da tenere presente
Si può essere garantisti nel caso Pogba? Si deve, memori di alcune clamorose cantonate che i professionisti dell’antidoping hanno preso in un passato vicino e lontano. Come non pensare alla manipolazione delle provette di Alex Schwazer, certificata da un Tribunale della Repubblica (Walter Pelino, Gip di Bolzano, 18 febbraio 2021: “Assolto perché il fatto non sussiste”), tuttora scandalosamente ignorata da Wada e World Athletics.
Pogba e il rischio di finire la carriera
Come non pensare ai 14 mesi d’inferno vissuti da José Luis Palomino, difensore dell’Atalanta, trovato positivo al Clostebol Metabolita, il 5 luglio 2022; sospeso per 4 mesi; assolto il 7 novembre 2022 dal Tribunale Nazionale Antidoping, nel frattempo, però, il nerazzurro ha perso l’occasione di diventare campione del mondo con la sua Argentina perché Scaloni avrebbe voluto convocarlo. Palomino è stato assolto definitivamente, il 19 settembre 2023 dal Tas di Losanna, al quale aveva fatto ricorso la Nado Italia, braccio tricolore della Wada e naturalmente, nessuno gli ha chiesto almeno scusa, nonostante sin da subito avesse protestato la sua innocenza. Per non dire degli insulti e degli improperi che i conigli da tastiera hanno propalato sul web contro l’atalantino, ripetendosi inverecondamente con Pogba. Il quale, ora, rischia da due a quattro anni di squalifica, cioè l’ergastolo sportivo per un giocatore che ha 30 anni e, da almeno quindici mesi, è il bersaglio fisso di vicissitudini infinite.
Caso Pogba, le considerazioni
Prima considerazione: Pogba, che subito ha reclamato la sua totale estraneità, scandendo come l’assunzione del testosterone sia stata assolutamente involontaria, era risultato positivo il 20 agosto scorso, a Udine, dove non aveva giocato nemmeno un minuto. Successivamente, di minuti ne ha assommati 52, prima di essere sospeso. Seconda considerazione: qual è la ratio di un atleta del suo calibro tale da indurlo ad assumere una sostanza proibita che, è dimostrato da una buona parte degli studi scientifici, non aumenta le prestazioni di un calciatore? Nel 2015, un’indagine sui controlli di 879 calciatori impegnati in Champions League nel quinquennio 2008-2013, stabilì la presenza di “valori anomali” di testoterone nel 7,7 per cento dei casi. L’Uefa commentò che non ci fosse nessuna certezza della provenienza esogena della sostanza, sentenziando: “Non è doping”.
La squalifica
Terza considerazione. La pena massima è di 4 anni di squalifica, come stabilito dall’articolo 11.2.4 del regolamento. La sanzione può essere ridotta fino a due anni, se viene dimostrata l’assenza del dolo, cioè la volontà di Pogba di assumere una sostanza dopante. Se lo farà poi in modo “accurato e veritiero”, portando al dibattimento la prova del reato o mettendola comunque a disposizione dei giudici, la squalifica potrebbe essere di un anno. Se dimostrerà che “qualsiasi assunzione o uso si sia verificato fuori competizione e non sia correlato alla prestazione sportiva, il periodo di squalifica sarà pari a tre mesi”.
Tempi lunghi
Bene, cioè male, perché i tempi processuali si annunciano lunghi. Troppo lunghi per un calciatore che, a causa della sospensione scattata immediatamente dopo il primo verdetto di positività, da oltre tre settimane non può più allenarsi con la squadra e ha già subito un durissimo danno d’immagine. Che nessuno, ovviamente ripagherà. Ecco perché, si licet, la Juve con Pogba dovrebbe comportarsi come fece l’Atalanta con Palomino: sin dal primo momento, il club dei Percassi e di Pagliuca si schierò in difesa dell’argentino, non lasciandolo mai solo. Altro che rescissione del contratto.
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