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Pogba, il dovere del dubbio

Il centrocampista della Juventus rischia quattro anni di squalifica, ma nel passato esistono dei casi da tenere presente 

Xavier Jacobelli

Pubblicato il 07.10.2023, 09:45

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Si può essere garantisti nel caso Pogba? Si deve, memori di alcune clamorose cantonate che i professionisti dell’antidoping hanno preso in un passato vicino e lontano. Come non pensare alla manipolazione delle provette di Alex Schwazer, certificata da un Tribunale della Repubblica (Walter Pelino, Gip di Bolzano, 18 febbraio 2021: “Assolto perché il fatto non sussiste”), tuttora scandalosamente ignorata da Wada e World Athletics.  

Pogba e il rischio di finire la carriera

Come non pensare ai 14 mesi d’inferno vissuti da José Luis Palomino, difensore dell’Atalanta, trovato positivo al Clostebol Metabolita, il 5 luglio 2022; sospeso per 4 mesi; assolto il 7 novembre 2022 dal Tribunale Nazionale Antidoping, nel frattempo, però, il nerazzurro ha perso l’occasione di diventare campione del mondo con la sua Argentina perché Scaloni avrebbe voluto convocarlo. Palomino è stato assolto definitivamente, il 19 settembre 2023 dal Tas di Losanna, al quale aveva fatto ricorso la Nado Italia, braccio tricolore della Wada e naturalmente, nessuno gli ha chiesto almeno scusa, nonostante sin da subito avesse protestato la sua innocenza. Per non dire degli insulti e degli improperi che i conigli da tastiera hanno propalato sul web contro l’atalantino, ripetendosi inverecondamente con Pogba. Il quale, ora, rischia da due a quattro anni di squalifica, cioè l’ergastolo sportivo per un giocatore che ha 30 anni e, da almeno quindici mesi, è il bersaglio fisso di vicissitudini infinite.  

Caso Pogba, le considerazioni 

Prima considerazione: Pogba, che subito ha reclamato la sua totale estraneità, scandendo come l’assunzione del testosterone sia stata assolutamente involontaria, era risultato positivo il 20 agosto scorso, a Udine, dove non aveva giocato nemmeno un minuto. Successivamente, di minuti ne ha assommati 52, prima di essere sospeso. Seconda considerazione: qual è la ratio di un atleta del suo calibro tale da indurlo ad assumere una sostanza proibita che, è dimostrato da una buona parte degli studi scientifici, non aumenta le prestazioni di un calciatore? Nel 2015, un’indagine sui controlli di 879 calciatori impegnati in Champions League nel quinquennio 2008-2013, stabilì la presenza di “valori anomali” di testoterone nel 7,7 per cento dei casi. L’Uefa commentò che non ci fosse nessuna certezza della provenienza esogena della sostanza, sentenziando: “Non è doping”.  

La squalifica 

Terza considerazione. La pena massima è di 4 anni di squalifica, come stabilito dall’articolo 11.2.4 del regolamento. La sanzione può essere ridotta fino a due anni, se viene dimostrata l’assenza del dolo, cioè la volontà di Pogba di assumere una sostanza dopante. Se lo farà poi in modo “accurato e veritiero”, portando al dibattimento la prova del reato o mettendola comunque a disposizione dei giudici, la squalifica potrebbe essere di un anno. Se dimostrerà che “qualsiasi assunzione o uso si sia verificato fuori competizione e non sia correlato alla prestazione sportiva, il periodo di squalifica sarà pari a tre mesi”. 

Tempi lunghi 

Bene, cioè male, perché i tempi processuali si annunciano lunghi. Troppo lunghi per un calciatore che, a causa della sospensione scattata immediatamente dopo il primo verdetto di positività, da oltre tre settimane non può più allenarsi con la squadra e ha già subito un durissimo danno d’immagine. Che nessuno, ovviamente ripagherà. Ecco perché, si licet, la Juve con Pogba dovrebbe comportarsi come fece l’Atalanta con Palomino: sin dal primo momento, il club dei Percassi e di Pagliuca si schierò in difesa dell’argentino, non lasciandolo mai solo. Altro che rescissione del contratto. 

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