Juve, l’ultimo Allegri: perché sta pensando all'addio

Il tecnico sta maturando l’idea di chiudere a fine stagione: gli arabi sono pronti a ricoprirlo d’oro
Juve, l’ultimo Allegri: perché sta pensando all'addio© Getty Images
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Giorgio Marota

Dicono che non sia più la stessa Juve, dicono che la vecchia Signora abbia cambiato carattere. Il famoso stile bianconero – vinco sul campo, stravinco come società – è ancora un inimitabile punto di riferimento per chiunque voglia avere successo nell’industria del pallone, oppure resta un retaggio del passato? La Juve ha avuto a lungo una struttura tale da sembrare un bunker inespugnabile, mentre oggi rischia di esserlo solamente sul campo e in difesa, con 8 reti subite in 13 partite e una su azione (quella di Lautaro) dopo oltre 700 minuti nei quali aveva incassato solo un gol su palla inattiva. Dicono che la Juve del dopo plusvalenze, orfana della leadership di Agnelli, somigli sempre di più a una casa di vetro, dove le crepe non vengono più riparate in fretta e la fragilità emerge più chiaramente. Ecco perché Massimiliano Allegri, l’allenatore che domenica nel derby d’Italia ha schierato la terza Juventus più giovane contro l’Inter dal 2000 a oggi (la prima è sempre la sua, nel 2022-23), oggi si sente esposto ai venti. E sta meditando un clamoroso addio.

Juve-Allegri, una separazione anticipata

Una separazione che potrebbe consumarsi a giugno e che creerebbe un terremoto senza precedenti. La stagione è ancora lunga, nessun passo decisivo è stato ancora compiuto, ma dopo aver trionfato a lungo in Italia e aver portato due volte la squadra in finale di Champions, la seconda avventura di Max alla Juve è coincisa con il biennio più complesso della storia bianconera tra penalizzazioni oscillanti, sentenze a cavallo di match decisivi, calvari fisici di vario genere, casi giudiziari (Pogba doping, Fagioli scommesse) e lotte di politica sportiva internazionale (Superlega). Nonostante abbia un contratto fino a giugno 2025 da 7 milioni annui, questa può diventare dunque la sua ultima stagione. Schiaffi di libeccio scuotono il mondo del livornese, pietra miliare di un gruppo che s’è fortificato nelle difficoltà. Del resto, i tormenti di Max riguardano il clima che a Torino non è più mite come una volta: l’uomo al quale anche i tifosi s’affidano per sperare in un nuovo Rinascimento bianconero, oggi fatica a ritrovarsi in una dimensione molto diversa dalla Juve che imparò a conoscere nei primi 5 anni in panchina. Spifferi, autogol mediatici (come la visita a Vinovo di Conte o le parole al miele dell’ex prima della sfida con l’Inter, l’attuale staff tecnico è rimasto... sorpreso) e altri piccoli incidenti diplomatici rischiano di minare infatti la solidità dell’ambiente.

Juve, lo spogliatoio è solido

«La squadra è coesa e granitica» continua a ripetere Max, anche per allontanare i rumors di mercato. Comprare tanto per farlo, a gennaio, può essere dannoso. E così preferisce lanciare i giovani della Next Gen, piuttosto che battere i pugni sul tavolo e pretendere rinforzi; non per sfida o per ripicca, ma perché nel sacro scrigno dello spogliatoio ora c’è un clima magico e romperne l’equilibrio può far venir fuori i limiti di una rosa che non è stata costruita per vincere lo scudetto, che è solo quarta per valore dei cartellini, che ha il suo blocco principale tra i 21 e i 25 anni (36% del roster) e che gioca le partite decisive con un’età media di 26/27 anni senza la maturità dei competitor (l’Inter). Alcuni leader come capitan Danilo, Rabiot e Alex Sandro, tra l’altro, potrebbero avere le valigie pronte e così il futuro sembra ancora più nebuloso. Con questa squadra, comunque, Allegri ha una missione: centrare il jackpot della nuova Champions a 36 squadre che può garantire a stretto giro quasi 100 milioni di ricavi, una cifra vicina ai 110 che fece guadagnare al club nel 2017, arrivando però in finale.

Allegri, l’Arabia nel futuro

Se dovesse andare via consegnando in società questo malloppo, Max avrebbe fatto bingo. E grazie a quella pragmaticità che piace tanto agli arabi (e che piaceva tanto al Real), l’obiettivo sembra alla portata. A proposito dei sauditi: sono pronti a ricoprirlo d’oro per portarlo a Gedda, dove l’Al-Ittihad di Benzema campione in carica è lontano 13 punti dalla vetta occupata dall’Al-Hilal, oppure all’Al-Nassr di Riyadh per allenare di nuovo Ronaldo, che per lui stravede. Ma Max può anche stare fermo un anno, riflettere e valutare. Ricordando agli altri e a sé stesso che il mondo è cambiato. E con esso il vento.


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