Juve, come volevasi dimostrare

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Ivan Zazzaroni

Al sessantasettesimo hanno inquadrato un tifoso della Juve che - le mani giunte e lo sguardo rivolto al cielo - stava pregando tutti i santi possibili: immagino che lassù ne abbia anche la Juve, pur se non particolarmente attivi negli ultimi tempi. Fino a quel momento non c’era stato nulla da fare per la squadra di Allegri: perfino l’ingresso dell’applauditissimo Yildiz, ragazzo della provvidenza, non aveva prodotto miglioramenti. La preghiera dello juventino non è andata a buon fine: quest’anno funzionano meglio i santi terreni dell’Inter che adesso ha sette punti di vantaggio, una partita in meno e tre quarti di seconda stella sul petto.

La prestazione della Juve è stata sconsolante. Pura, ancorché sorprendente, involuzione: soprattutto nel primo tempo centrocampisti e attaccanti hanno abolito il movimento senza palla a favore della palla sui piedi, incoraggiando l’azione difensiva dell’Udinese che fisicamente non ha nulla da invidiare a nessuno. Troppo insistita poi la ricerca della verticalità sulla sinistra, anche se devo dire che dalla parte opposta Weah non ha aggiunto nulla. L’americano, che fin qui ha dato pochissimo, ha lasciato il campo nella ripresa, così come Chiesa e Locatelli, nell’occasione tra i peggiori, insieme a Alex Sandro. Allegri ha scelto di chiudere con Nicolussi-Caviglia, Yildiz, Iling-Junior e addirittura Leonardo Cerri, un altro prodotto della Next Gen, come a dire: la strada è questa, io l’ho tracciata, affidate la squadra a chi vi pare se non avete più fiducia in me, ma non vedo soluzioni al di fuori della linea verde.

Con la Juve nuovamente battuta e il Milan dietro di un punto, l’Inter può tranquillamente ripetere la stagione del Napoli di Spalletti, che un anno fa - di questi tempi - aveva 15 punti di vantaggio proprio sui bianconeri (se non si considera la penalizzazione) e 18 su Inter e Milan. Al di là del “calo della remata” (metafora fabiocapelliana) che di solito si registra tra metà febbraio e maggio, è impensabile che i nerazzurri possano crollare: da metà agosto viaggiano a 2,6 di media, un’andatura che può valere addirittura i 100 punti, soglia superata una volta. Dalla Juve di Conte dieci anni fa.


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