Juve, le unghie per graffiare
Bremer dovrà cambiare manicure. È soprattutto colpa sua, del disattento manicure, se la Juve ha preso il primo gol ed ha fatto il primo passo fuori dalla Coppa Italia. Le unghie del difensore erano troppo lunghe, così il pallone crossato da Ederson ne ha sfiorata una e il Var, dotato di microscopio, l’ha pizzicata. Ha chiamato Fabbri davanti al monitor e a quel punto, vedendo l’unghia che sfiorava la palla, ha fischiato il rigore che Scamacca ha scaraventato alle spalle di Perin. Sono i rigori del calcio di oggi, Spalletti può solo farsene una ragione. E non sarà facile perché la Juve ha giocato di più, creato di più, concluso di più dell’Atalanta. Con un difetto però, un difetto di quelli che pesano: non ha colpito come avrebbe potuto e dovuto. Nel primo tempo ha avuto almeno cinque occasioni, traversa compresa, per segnare e dunque, se va fuori dalla Coppa, è anche per colpa sua, non solo del manicure. Gli altri due gol a un quarto d’ora dalla fine sono stati soltanto la conseguenza dell’attacco massiccio dei bianconeri: due contropiedi e buona notte.
Ma come, la Juve ne ha beccati tre e non la critichi? La domanda è lecita, ma la partita è stata questa, l’ha fatta la Juve e l’ha vinta l’Atalanta. Quindi, applausi alla Juve e qualificazione all’Atalanta che se l’è presa con un cinismo una volta tipico dei bianconeri. La Juve sta bene, anche se il risultato dice l’esatto contrario. Non c’era Yildiz, ma il resto era Juve vera, proprio come l’Atalanta che è rimasta sorpresa e preoccupata di fronte all’aggressività, al ritmo e all’intensità dei bianconeri fino a un quarto d’ora dalla fine. Per chiarire il concetto, né Raspadori, né De Ketelaere, né Scamacca (rigore escluso) hanno avuto la possibilità di far paura a Perin. Rabbiosa, ma non nervosa, anzi, la Juve è sempre stata lucida, sempre dentro la partita col gioco fin quando ha incassato il secondo gol. Non ha abbassato il ritmo nemmeno nel secondo tempo. Boga, messo dentro da Spalletti dopo un’ora, ha aumentato la qualità delle azioni d’attacco, facendo intuire che, in certi casi, può anche sostituire Yildiz (oh, solo in certi casi vuol dire in qualche finale di gara). Ci sono stati lunghi momenti in cui l’Atalanta si è chiusa a ridosso della sua area di rigore. Alla Juve è mancata la stoccata, è mancato il centravanti (discorso vecchio, si sa). Le occasioni sono state create, o anche solo capitate, a Thuram, Conceicao, Bremer, McKennie, Gatti e perfino a Kalulu, nessuna a David. Che in campionato si era rilanciato a suon di reti, ma ieri si è di nuovo fermato.
Palladino ci teneva quanto Spalletti a questa sfida, voleva la semifinale e ha schierato l’Atalanta dei titolari, che in questo momento hanno una marcia in più in Italia (in campionato 4-0 al Parma e 0-0 a Como con un uomo in meno per 80', in Coppa 3-0 ieri sera contro la Juve) e una in meno in Europa (due sconfitte di fila in Champions). Ha sofferto in questa partita, si è fatta schiacciare, ha faticato a ripartire, ma quando c’è riuscita ha colpito con la ferocia di una squadra che sa quello che vuole, prima con Sulemana poi con Pasalic, appena messi dentro da Palladino. Un rigore ha piegato la partita, ma i cambi dell’allenatore l’hanno chiusa trasformandola, punteggio alla mano, in un trionfo.
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