Kalulu, il precedente 2

Leggi il commento del direttore del Corriere dello Sport - Stadio
Ivan Zazzaroni
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Nonostante sia il viceré dei Visiegotici (il sovrano è facilmente identificabile) non mi prendo il merito dell’iniziativa promossa dalla Juventus per vedersi restituire Kalulu. Comolli ci ha pensato subito dopo la fine di Inter-Juve: prima di uscire allo scoperto ha però dovuto attendere il completamento del percorso della giustizia sportiva (...), ricorso compreso.

Confesso di essermi divertito parecchio quando la richiesta alla Figc della grazia per “accertata ingiustizia” è diventata ufficiale perché ha in qualche modo avvalorato quello che avevo scritto quattro giorni prima.

Questo il testo del post che ho pubblicato su Instagram con tanto di premessa destinata agli ebeti: “Solo un analfabeta o un cretino scambia una riflessione per una polemica... Gli automatismi, i paradossi, l’ottusità di una giustizia sportiva ridicola: è stato accertato che la tua espulsione era assurda eppure, essendo stato espulso, ti becchi ugualmente una giornata di squalifica. È come se, verificato che non hai commesso il furto del quale eri accusato, ti facessero trascorrere una settimana in galera”. Vi risparmio il post scriptum, invero inelegante.

La squalifica di Kalulu è un atto di ingiustizia. Ma le norme, per come sono attualmente concepite, non ne prevedono la cancellazione: un precedente non troppo lontano mi ha fatto comunque pensare che ci fosse un sottile intento provocatorio nella mossa juventina.

Proprio dopo uno Juventus-Inter di Coppa Italia, infatti, la Federcalcio graziò Lukaku, espulso per aver protestato platealmente contro gli insulti razzisti di una porzione dello Stadium. L’intervento di Gravina, sollecitato da opinione pubblica e media, quella volta fu immediato e risolutivo. Partendo da quell’espiodio, la Juve ha armato i suoi avvocati.

La grazia è stata naturalmente negata, ma il tema andrebbe comunque approfondito e una correzione alla norma apportata. Perché quando l’ingiustizia diventa legge, la protesta e una profonda riflessione diventano doveri.


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