Ansia Champions per Spalletti: la Juventus e le trappole Fiorentina e Torino
Spalletti lo sapeva benissimo e la situazione non è cambiata in base al caos calendario della penultima giornata di Serie A. «Dobbiamo vincerle tutte per entrare in Champions». La Juve non si sente al sicuro. Altri sei punti da totalizzare con Fiorentina e Torino, due trappole negli ultimi 180 minuti di campionato. Margine di errore ridottissimo, se non azzerato. Forse solo il coinvolgimento del Milan potrebbe scompaginare la volata, a condizione di un altro inciampo di Allegri a Marassi con il Genoa, allora sì che avrebbe avuto un peso (in chiave bianconera) il ko di San Siro con l’Atalanta. La Roma ha nel mirino la doppietta: Gasp deve affrontare l’incognita del derby, è vero, ma pensate a come ci sta arrivando la Lazio, disfatta e svuotata da una stagione tremenda, già finita da un pezzo e conclusa con la finale di Coppa Italia, persa in modo triste all’Olimpico con l’Inter. Sarri, se potesse, non si presenterebbe. Poche ore per rigenerare una squadra al capolinea, piena di acciacchi. Mau, in rotta con Lotito, agli sgoccioli dell’avventura a Formello. I tifosi, in aperta contestazione nei confronti della società, diserteranno lo stadio. Romagnoli squalificato. Tutto può succedere, ma per immaginare che la Lazio riesca a fermare la Roma di Malen fuori casa serve un notevole sforzo di fantasia. L’ultima, con il Verona, si trasformerà presumibilmente in una passeggiata per i giallorossi. Stesso discorso per il Milan se battesse il Genoa: a San Siro, con il Cagliari, Max blinderebbe il quarto posto in caso di arrivo ex aequo con la Roma.
Due partite vere aspettano la Juve
La verità è una sola. Un punto di vantaggio per la Juve, oggi terza a quota 68 punti e in vantaggio nei confronti diretti con Roma e per differenza reti sul Milan, equivale a una foglia di fico. L’altra considerazione: gli incastri del calendario e la consistenza degli impegni è totalmente differente. Per la Signora si tratta di due partite vere. Del Toro parliamo a parte, ma non ci sono dubbi sul fatto che per la Fiorentina non sia un impegno banale, anzi. Per la Viola è quasi un altro derby, l’ultimo appuntamento per concludere con uno squillo la stagione. Vanoli ha evitato la retrocessione, ha condotto un bel girone di ritorno evitando psicodrammi, eppure la Fiorentina è stata di nuovo contestata e dovrà rimettere fuori la testa. Certo non andrà a passeggiare all’Allianz Stadium. Il campionato della Juve si concluderà allo stadio Grande Torino. I granata non vincono un derby dal 26 aprile 2015 con Ventura in panchina. L’unico successo sotto la gestione Cairo. Partita scivolosissima, piena di insidie, soprattutto se la qualificazione fosse in discussione negli ultimi 90 minuti. La Signora non si può permettere un pareggio: 4 punti, invece di 6, non escluderebbero il sorpasso di Roma e Milan, trasformandosi in una beffa.
Coraggio Juve
La teoria contraria serve a Lucio per combattere l’ansia nata dopo l’1-1 con il Verona. Niente calcoli. La Juve è padrona del proprio destino perché conduce la corsa: deve vincere e basta, affrontando un ostacolo alla volta. Stessa linea di Lecce: coraggio, iniziativa, personalità. E se possibile chiudere le partite segnando due gol, non uno solo, altrimenti si resta in bilico degli eventi e degli episodi. Un confine sottile tra l’estasi Champions e il tormento Europa League.
