Memories Lazio, «Con Lorenzo che siparietti»

Cacciatori: «Tornò nel 1984 senza successo. Appuntammo tutte le sue stravaganze»
Memories Lazio, «Con Lorenzo che siparietti»
2 min
Daniele Rindone
TagsSerie ALazioCalciomercato

ROMA - In quell’anno è stato scritto un libricino: «Lo custodisce Arcadio Spinozzi, lì appuntava gli aneddoti più curiosi, le stravaganze di Juan Carlos Lorenzo. Spesso, quando ci riuniamo tra ex compagni, gli chiediamo di aprire quel libro». Massimo Cacciatori, ex portiere classe 1951, oggi docente di tecnica del portiere alla scuola allenatori della Figc, ricorda tanti capitoli del famoso libricino.

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Era l’anno 1984-85, il guru argentino Lorenzo tornò per la terza volta sulla panchina della Lazio, sostituì Carosi. Fu misteriosa quell’annata, la Lazio dei big finì in serie B: «Quella lì era una Lazio un po’ pazza. C’erano calciatori di livello internazionale, da Manfredonia a Giordano, passando per Laudrup e Batista. Potevamo battere chiunque e potevamo prenderle da chiunque. Chinaglia, da presidente, fece tornare Lorenzo. Ormai era anziano, faceva cose assurde, ci portò all’esasperazione».

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RICORDI - Lorenzo fallì perché non conquistò il gruppo: «Diceva e faceva cose strane. A Torino, contro la Juve, disse a Manfredonia “lei conosce Paolo Rossi?”. Lionello rispose “sì, certo che lo conosco”. Lorenzo aggiunse “allora lei sa che lui gioca in pantufole”. Intendeva ovviamente in pantofole. Ad un altro compagno disse “lei conosce Platini? Domani, quando entra in campo, gli va incontro, gli tende la mano e gli dice “Platini, lei ha finito di giocare”».

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Cacciatori snocciola aneddoti su aneddoti: «Ad un difensore, un’altra volta, Lorenzo disse “faccia una buca vicino al corner così quando calceranno sbaglieranno”». I ricordi chiamano altri ricordi: «Era domenica, dovevamo raggiungere lo stadio, giocavamo in casa. Partimmo dal ritiro di Fregene. Il nostro autista era una persona eccezionale, sembrava l’incredibile Hulk».

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