Inzaghi: "Lazio, lo scudetto 20 anni dopo, io ci provo!"

Il tecnico biancoceleste: «Cercheremo di farci trovare pronti, ma cambierà tutto e giocheremo ogni tre giorni. Stavamo facendo qualcosa di straordinario: che alchimia con i tifosi. Devo tutto a Lotito e Cragnotti: è già un sogno aver vinto da giocatore e da tecnico»
Inzaghi: "Lazio, lo scudetto 20 anni dopo, io ci provo!"© Getty Images
A. Dalla Palma - F. Patania

Oggi sono vent’anni dall’ultimo scudetto della Lazio. Qual è la prima immagine che Simone Inzaghi associa al 14 maggio Duemila?

«Il mio primo pensiero va al momento in cui è finita la partita con la Reggina e abbiamo cominciato a seguire quella del Curi. Mi vengono in mente tutte le emozioni passate nell’aspettare che finisse quella della Juve a Perugia, dove stava giocando mio fratello Pippo. Un susseguirsi di emozioni incredibili».

Come andò all’Olimpico?

«Eravamo tutti nello spogliatoio. Mi spostai davanti a un monitor, accanto a me avevo Pancaro e Conceicao, volevamo vedere la Juve in diretta tv, il tempo non passava mai. Ricordo il tripudio nello spogliatoio nel momento dello scudetto. Ho rivisto quelle immagini poco tempo fa mentre stavamo festeggiando all’interno dello spogliatoio e l’intervista fatta a caldo dagli operatori della Rai. Si riconosce Walter Pela, il nostro magazziniere. Era un tifoso della Curva, non lavorava ancora alla Lazio, ma si era infiltrato nello spogliatoio, non so come».

Lo scudetto arrivò alle 18,04. A che ora sentì al telefono suo fratello Pippo?

«La sera. Lo chiamai io. Era giù, molto deluso, pieno di sconforto, ma il calcio è così. Pippo lo aveva vinto due anni prima, segnò anche una tripletta nella partita scudetto con il Bologna. Lo chiamai quando avevamo appena lasciato lo stadio, eravamo in pullman tra l’Olimpico e il Circo Massimo. I miei genitori, invece, li avevo sentiti quando ero ancora dentro lo spogliatoio».

Papà Giancarlo e mamma Marina erano sereni. Uno dei due avrebbe vinto lo scudetto...

«Sapevano già alle 14,30 che uno dei due avrebbe vinto, ma non so quanto fossero sereni. Per uno di noi due sarebbe stata una bella mazzata».

Tutti alla vigilia pensavano che la Juve avesse già vinto lo scudetto.

«Sì, però le partite vanno sempre giocate. Sulla carta, è chiaro, la Juve era largamente favorita. Male che fosse andata, ci sarebbe stato l’aggancio e poi lo spareggio. Per vincerlo direttamente erano rimaste poche speranze».

Adesso, se si riparte, ha la possibilità di fare un clamoroso bis da allenatore. Magari si riaccende la stessa alchimia. Restare nel ruolo di sfavoriti forse è meglio. Come vent’anni fa, c’è sempre la Juve...

«Quello sicuramente, ma quando si è fermato il campionato stavamo molto bene. Quando ripartirà, cercheremo di farci trovare pronti».

Quanto sarà complicato ripartire?

«E’ difficile, come fare un altro ritiro. E poi giocheremo una volta ogni tre giorni. Se il campionato non si fosse fermato, avremmo giocato una partita a settimana. Cambierà tutto. Sappiamo cosa dovremo affrontare e cercheremo di farci trovare pronti. Adesso ci stiamo allenando a gruppi ben distanti e definiti, stiamo cercando di aumentare leggermente i carichi di lavoro per farci trovare pronti quando avremo il via libera per gli allenamenti di gruppo. Con le partite ravvicinate, bisognerà evitare gli infortuni e il recupero diventerà più faticoso. Sarà dura, lo sappiamo».

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