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‘La Lazio del Millennio', un libro ripercorre i grandi successi. Inzaghi: “Gioia incredibile”

Presentato il volume che ricorda le immense imprese della squadra di Eriksson. Mihajlovic: “Quella squadra poteva e doveva vincere di più”

‘La Lazio del Millennio', un libro ripercorre i grandi successi. Inzaghi: “Gioia incredibile”

ROMA - Dalla Supercoppa Europea vinta a Montecarlo contro il grande Manchester United di Ferguson, allo scudetto del 2000, passando per la Supercoppa e la Coppa Italia. 'La Lazio del Millennio' è un libro che ripercorre i grandi successi della squadra biancoceleste, che vent’anni fa era all’apice del calcio mondiale. Il volume, scritto a quattro mani dagli autori Gianluca Teodori ed Enrico Sarzanini, include anche i “ricordi in presa diretta di quattro protagonisti: Sven Goran Eriksson, il tecnico che costruì il giocattolo vincente; Alessandro Nesta, il Capitano; Diego Pablo Simeone, la vera anima della rimonta finale; Simone Inzaghi, unico anello di collegamento tra la Lazio del Millennio e quella attuale”. Durante la presentazione, i protagonisti di quella squadra hanno ricordato le emozioni con dei video.

Il ricordo di Eriksson

“Cragnotti aveva messo tanti soldi a disposizione della squadra. Eravamo forti, lui ha comprato altri giocatori e siamo diventati ancor più grandi. Per lui contava solo vincere titoli. Non mi ha dato una data, ma lui voleva vincere. Credevo nello scudetto, c’erano calciatori incredibili. Pensavo, sia l’anno prima che quello dello scudetto, che fossimo la squadra più forte d’Italia, forse la migliore d’Europa. Ho pensato… un anno può andare male, il secondo no però. I 45’ minuti di sofferenza? Ho sofferto tantissimo, quando si lavora tu hai la possibilità di fare qualcosa, in quel caso eri nello spogliatoio dell’Olimpico e non potevi far nulla. Semplicemente pregare, forse, e aspettare. È molto più dura di stare in panchina”. Poi sul gruppo squadra: “I ragazzi hanno accettato il fatto che per vincere non potevano giocare tutti. Ho avuto pochissimi problemi sotto questo punti di vista. Li avevo avvertiti prima della stagione, quasi nessuno è venuto a chiedermi perché non l’avessi fatto giocare. Mi è dispiaciuto che Signori non avesse fatto parte di quella squadra, lui era la Lazio, era il capitano. Per metterlo in panchina, è stata dura. Come allenatore non avrei mai voluto fare così, ma ero convinto che dovessimo cambiare qualcosa. La squadra era forte da anni, ma non aveva vinto, volevo cambiare lo spirito. Nesta me lo ricordo, era il miglior difensore centrale al mondo, anche quando aveva vent'anni. Quella Lazio la migliore del mondo? Chissà, però eravamo molto forti".

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14 maggio 2000, Stadio Olimpico, Roma. O se preferite, Stadio Renato Curi, Perugia. Perché è lì che si è deciso lo scudetto più pazzo di sempre. I biancocelesti devono vincere e sperare in uno scivolone della Vecchia Signora. L’armata di Eriksson chiude facilmente avanti 2-0 sulla Reggina il primo tempo, ma nel frattempo a Perugia scende il diluvio. Una pioggia che costringe l’arbitro Collina a ritardare la ripresa del match tra Perugia e Juve. Dall’Olimpico si attende per ripartire in contemporaneità, ma il diluvio non sembra volersi fermare. La gara di Roma termina 3-0 (Inzaghi, Veron, Simeone) e il popolo laziale si riversa sul manto verde dell’Olimpico aspettando notizie dal Curi. Collina, tra le proteste juventine, comanda la ripresa del gioco: se lo 0-0 dovesse reggere fino alla fine si andrebbe allo spareggio. Al 49’, però, Alessandro Calori raccoglie una respinta corta, stoppa di petto e lascia partire un tiro che schizza sul manto bagnato per poi infilarsi in rete. Al boato dell’Olimpico segue un pizzico di scetticismo, molti laziali pensano: “possibile che la Juve perda a Perugia? Ben che va, andiamo allo spareggio…”. E invece, quel vantaggio regge fino alle 18:04, orario del triplice fischio di Collina. 20 anni fa, dopo una rimonta incredibile sui bianconeri, la Lazio vinceva il secondo scudetto della sua storia. (Nella foto, i biancocelesti durante la festa scudetto andata in scena il 21 maggio 2000) #amodonostro #ilcuoio #Lazio #scudetto #14maggio #accaddeoggi #onthisday #sslazio #legend #sslazio1900 #ssl #roma #stadiolimpico #curvanord #biancocelesti #calcio #vintage #amarcord #football #italia #italy #seriea #puma #pumafootball

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Le parole dei giocatori

Oggi allena la Lazio e sogna il bis da allenatore, Simone Inzaghi. Che ha ricordato: “Il 14 maggio è una data che è nella mente di tutti noi laziali. Una giornata che, dopo vent’anni, ce la portiamo ancora dietro. È stato unico, indescrivibile. Sono stato felice di far parte di quel gruppo che ha dato questa grande gioia a tutti i tifosi. Ancora oggi è un ricordo indelebile nella mia mente. Ne approfitto per dare un abbraccio a tutti i nostri fantastici sostenitori”. Gli fa eco anche Sinisa Mihajlovic, rimasto laziale dentro: “Fu una stagione meravigliosa, in tutti i sensi. Lo scudetto l’abbiamo vinto all’ultima giornata, quasi inaspettatamente. Quella squadra doveva e poteva vincere di più. Ci siamo divertiti molto, avevamo giocatori di grande qualità, personalità. Tanti calciatori sono diventati anche allenatori. C’era un atmosfera bellissima. Anche se c’erano grandi caratteri, quando si andava in campo si faceva di tutto per vincere la partita. È stata una delle cose più bella della mia carriera, lo aspettavamo da tanto. È stato bello rimanere nella storia di questa grande società. Gli anni nella Lazio sono stati meravigliosi, lo scudetto una ciliegina sulla torta”. E dall’Argentina, anche Juan Sebastian Veron ha ricordato quegli anni: “Parlare della Lazio ’99/2000 è parlare di una squadra bellissima, che già l’anno prima era stata vicina allo scudetto. Che si poteva vincere qualcosa di più, forse sì. Per me sono stati comunque due anni bellissimi in cui siamo stati sempre protagonisti. È stato un periodo importante, dal momento in cui arrivò Eriksson. La società si è confermata come una delle migliori. Dal presidente in giù ha avuto una mentalità forte, vogliosa di vincere. Uno spogliatoio di personalità e di grande persone. Si pensava solamente a vincere prima di scendere in campo, quella è stata la forza della squadra. Forse si poteva discutere, ma era sempre per migliorare. Ricordo tutti i momenti vissuti, tutte le persone con cui ho condiviso quell’epoca lì, rimarrà sempre nel cuore di tutti. Una squadra che ha messo il marchio nella storia della Lazio". Infine il ricordo di Roberto Mancini: "Questo video è per ricordare la nostra squadra, quella campione d’Italia, che vinse anche tante altre competizioni in Europa. Squadra meravigliosa, piena di giocatori fantastici. Avremmo potuto vincere molto di più, abbiamo lasciato un segno indelebile. Abbiamo vinto uno scudetto all’ultimo minuto dell’ultima giornata, ricordi incredibile che rimarranno per sempre nella nostra memoria".

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