Lotito: “Io un combattente nato, ricomprerei la Lazio"

Il presidente si racconta a 360° prima della sfida contro il Bayern Monaco: “Match stimolante. Siamo diventati grandi"
Lotito: “Io un combattente nato, ricomprerei la Lazio"© © Marco Rosi / Fotonotizia

ROMA -Lazio contro Bayern Monaco è tra i punti più alti della presidenza targata Claudio Lotito. I biancocelesti dopo 20 anni tornano a giocare in una fase eliminatoria di Champions League. Il patron, ai microfoni di Sky Sport, si racconta a poche ore dal match contro i bavaresi. Ambizioni, obiettivi, traguardi raggiunti. Lotito parla a ruota libera: "Questa sfida ha un significato importante per la società, il sottoscritto, tutti gli addetti ai lavori e soprattutto per i tifosi. Ricorderete quando sono subentrato il 19 luglio del 2004 e ho trovato una società in coma irreversibile, mentre oggi ha, su piani diversi, le stesse analogie del Bayern Monaco. I conti sono stati risanati e soprattutto sono stati raggiunti dei risultati sportivi. Confrontarsi questa sera con la squadra che ha vinto il Mondiale per Club e temuta da tutti, significa che stiamo percorrendo un traggitto che mi auguro proseguirà nel tempo con ulteriori soddisfazioni".

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Lotito, il presidente lancia la Lazio

"Indipendentemente da quello che fa il Bayern Monaco, la Lazio ha messo in atto questa strategia basandosi sull'esperienza dei singoli, sulla professionalità e sul senso d'appartenenza che viene dato dalla militanza negli anni e dalla qualità del comportamento. Il fatto che il nostro modello sia simile a quello dei tedeschi indica che siamo sulla strada giusta. Il ds Tare? Io ho fatto delle scelte sulla qualità umana delle persone, oltre che alla professionalità. Noi agiamo sul rispetto dei ruoli: nonostante l'ultima parola spetti a me io non ho mai invaso il campo altrui". Poi sul tecnico Inzaghi: "Non ci sono mai state tensioni. Confronti dialettici sì, come avviene in una famiglia tra padre e figlio. Quando ho da fare delle considerazioni le faccio, ma non in tono repressorio, ma con un dialogo stimolante per fare sempre meglio. Penso che ognuno di noi deve dare il proprio contributo in forma autorevole e non autoritaria, con una modalità democratica e nel rispetto dei ruoli".

La sfida Immobile contro Lewandowski

"Ho sempre creduto in Immobile. Si è creato un bel rapporto, fuori da quello che è lo schema presidente-giocatore. Ciro ha grandi valori umani oltre che essere un grande professionista. Festeggerò la Scarpa d’Oro all’interno di un’istituzione importante che diventa emblematica di tutta la città visto che rappresenta la città di Roma oltre che della Lazio. Siamo la prima squadra della Capitale e dobbiamo mettere in evidenza i nostri gioielli. Non è da tutti vincere la scarpa d’Oro soprattutto contro Lewandowski".

Superlega e l'acquisto della Lazio

"Non voglio svilire i campionati nazionali, l’incremento della competizione non deve andare a penalizzare la Serie A, anche se la crescita del sistema è sempre un vantaggio per tutti. Tutte le modifiche devono tenere conte della situazione attuale e delle conseguenze future. Spero che si trovi un accordo che metta d’accordo tutti. L'acquisto della Lazio? Se dovessi fare un ragionamento razionale per quello che ho dovuto sopportare e fare, se lo avessi saputo all’inizio, ci avrei pensato perché è stata una vita difficile, di sacrifici e di battaglie. Tenete presente che le persone normali che hanno un andamento di vita comune certe situazioni non sono sposabili. A me piacciono le sfide, da questo punto di vista la rifarei perché è una sfida che mi stimola e che mi dà la carica per l’affetto che ricevo. Tra non molto aprirò all’esterno il centro sportivo e capirete cosa ho fatto per la Lazio e per i tifosi. Oggi la Lazio è un punto di arrivo e non di partenza, in passato era il contrario. Oggi tutti vogliono venire alla Lazio perché la reputano una società sana, equilibrata e dove si può fare bene. Il tempo ti porta a raggiungere certi obiettivi e l’utilizzo della corazza viene meno, quindi serve il fioretto e l’affetto. Questo può avvenire solo se la gente capisce che stai lavorando non solo per il risultato immediato. Questo mi carica di una grande responsabilità, stimolare l’orgoglio dell’appartenenza deve diventare il nostro fiore all’occhiello".

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