Sarri, la nostalgia canaglia

Il suo calcio è cambiato e non sembra volerlo accettare. È ormai dal 2015 che prepara sempre le valigie, perseguitato da un calendario che gli toglie l'aria
Sarri, la nostalgia canaglia© ANSA
di Antonio Giordano
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Il suo calcio è cambiato e Sarri non vuole accettarlo, sembra sia preda d’una nostalgia canaglia perché gli sono state sottratte le settimane vuote, la possibilità d’allenare anche le coscienze, la ritualità un po’ artigianale d’un tempo dal quale è uscito, meritatamente, per allungarsi in un orizzonte nuovo. Fondamentalmente, Sarri è rimasto eguale a se stesso, è dentro quella nuvola di fumo che lo isola e gli appartiene, nella quale c’è il mondo che gli piacerebbe vivere ma dal quale è «evaso» gioiosamente, off rendo allegria. Sarri è «prigioniero» di una propria, rispettabile natura, nella quale il «buonsenso» non può essere un optional: però ormai è volata via quell’epoca, sono sei anni ormai - dal Napoli in poi, passando e dal Chelsea e dalla Juventus - che la sua dimensione e pure la sua statura si sono ingigantite, mentre l’uomo resta sottilmente un sognatore al quale hanno strappato l’aquilone e l’hanno costretto a giocare due partite distanti appena 61 ore l’una dall’altra. Business is business, direbbero a Stamford Bridge. Sarri è ormai dal 2015 che prepara valigie, «perseguitato» da un calendario che gli toglie l’aria e anche le sedute di allenamento, soffocato da vigilie tutte uguali ma da gestire rinunciando a qualcosa di sé, fosse anche una delle punizioni per uscire dalla banalità: a Napoli, quando conobbe questo macro-universo che gli era sconosciuto, se la prese un po’ con gli orari e un po’ con i palloni di quell’epoca, sfrondò in un linguaggio insolito - però non maleducato - che sembrava pretestuoso e invece rifletteva semplicemente la sua indole. Sarri non borbotta ma sbuffa, una volta è scivolato con Mancini, ma semmai provoca o insorge per inseguire le proprie visioni e vagheggiare improbabili alternative per questo calcio che pure ha imparato a conoscere ed ha domato, vincendo l’Europa League - quella che si gioca al giovedì - con il Chelsea, protagonista d’un football ancora più denso di coppe e capace egualmente di un’impresa, e poi prendendosi lo scudetto con la Juventus, nonostante le distrazioni infrasettimanali. Il Sarrismo è un concentrato rivoluzionario anche dialetticamente che vorrebbe attingere dal passato, mentre invece le proiezioni rischiano di trascinarlo in un futuro in cui Arsene Wenger finirebbe persino per inserirci un Mondiale ogni due anni: quando succederà, semmai succederà, finirà per dar del «bischero» e salutare, per andarsene a passeggiare con Olympia al braccio nel bosco di Figline.


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