Mihajlovic e la vita da laziale: dichiarazioni d’amore e la voglia di tornare mai esaudita

Sei anni alla Lazio e una passione per i colori biancocelesti mai nascosta. Se ne va uno dei miti dei tifosi senza averlo visto in panchina: era un sogno per tutti
Mihajlovic e la vita da laziale: dichiarazioni d’amore e la voglia di tornare mai esaudita
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ROMA - “Tifo Lazio, se perdo con loro mi rode di meno". Sinisa Mihajlovic non ha mai nascosto la sua fede laziale. Sei anni in biancoceleste dopo aver vestito la maglia della Roma. Un sacrilegio per alcuni, non per lui. Maglia giallorossa dimenticata a Genova, sponda Sampdoria. Poi il ritorno nella Capitale con Cragnotti che spende 22 miliardi di lire. Colpo incredibile. Con l'aquila sul petto vince lo storico Scudetto del 2000 oltre che 2 Coppa Italia, 2 Supercoppe Italiane, 1 Coppa delle Coppe e 1 Supercoppa Europea. Fa innamorare tutti. E Sinisa si innamora dei tifosi. "La mia Lazio era una squadra straordinaria. Quando leggo i nomi di quella rosa, mi dico sempre che abbiamo vinto troppo poco rispetto a quanto avremmo potuto".

Sinisa laziale per sempre

Il 24 agosto scorso Mihajlovic arriva all’Olimpico da allenatore del Bologna. Nel suo stadio, tutte le volte che si è presentato avversario, non si è mai sentito ospite. L’intera famiglia vestita di bianco e celeste sugli spalti. Il figlio Dusan è ragazzo di Curva e vanta un passato nelle giovanili. Sinisa in Sardegna gioca con gli amici a calcetto e veste con i pantaloncini di Milinkovic, suo amico. Una passione mai nascosta per la Lazio. 193 presenze e 33 gol. Ha vinto tutto, ma soprattutto ha vinto l’amore immenso dei tifosi biancocelesti e di tutti gli appassionati di calcio e di vita.

Quel sogno di tornare alla Lazio

Mihajlovic è stato vicino al ritorno alla Lazio nell’estate del 2021. Lui allenatore, laziale, vero, capace di far entusiasmare tifosi di tutte le generazioni. Era tra i nomi papabili per il dopo Inzaghi. A Roma sarebbe tornato pure a piedi. Poi Lotito scelse Sarri e non se ne fece più nulla. Un sogno per tutti rimasto tale. “Tira, lotta, segna e vinci ancora una volta", scriveva la Curva Nord per lui mentre combatteva con la malattia. Celebre una sua frase: “La Lazio è stato come un lunapark dove mi sono divertito da pazzi". Chi non si è divertito vedendolo giocare? Sui social, di tanto in tanto, girano le immagini della sua tripletta su punizione datata 13 dicembre del 1998 contro la Sampdoria. Un sinistro micidiale. Forte e pungente come la personalità di Sinisa, sconfitto da una malattia bastarda che consuma anche gli uomini più forti. “Hai fatto esultare mio nonno, mio padre, me da bambino. Hai scritto la storia della Lazio e di ogni tifoso. Tutti ricordano dove fossero nell’istante in cui segnavi su punizione. Il tempo lo scandivi con le tue magie”. Forse il più bel messaggio di un tifosi biancoceleste per il suo idolo.


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