Lazio, se Lucca spaventa come Kane

Leggi il commento sulla squadra di Sarri, reduce dalla sconfitta dell'Olimpico contro l'Udinese
Alberto Polverosi
4 min

Lucca non è Kane, ma sulla Lazio ha lo stesso effetto terrificante. Anzi, fa ancora più male, perché Kane è il centravanti di una delle candidate alla conquista della Champions, mentre Lucca è il centravanti di una squadra che sta lottando per la salvezza. Stavolta le categorie non c’entrano. In questa quarta sconfitta di fila c’entra solo la Lazio con tutti i suoi malumori, le sue incertezze, le sue esagerate difficoltà. Contro il Milan ha perso fra un turbinìo di polemiche, contro il Bayern per una evidente differenza tecnica, contro l’Udinese perché è stata incapace di dominare il caos che ha dentro. Quando è riuscita a inquadrare la partita, ha occupato la metà campo friulana, ha creato qualche buona occasione, colpito un palo con Zaccagni e gestito la manovra con buona tecnica. Eppure, anche in quel periodo di buona Lazio, il portiere che ha dovuto lavorare sodo è stato Provedel, non Okoye. Tre parate notevoli, due decisive. Mancava l’equilibrio dalla difesa in su. Questo accadeva nel finale del primo tempo. 

Cose da Lazio e da manicomio 

Ma la squadra di Sarri non ha capito, non ha avvertito il senso del pericolo e all’inizio della ripresa è entrata nel panico spinta da un grande Thauvin. Sono successe cose da Lazio. Gol di Lucca preso subito a inizio ripresa, pareggio due minuti dopo con un autogol, quindi partita di nuovo in piedi. Macché. Altro gol subìto dopo altri due minuti. Cose da Lazio e da manicomio. O forse no. Forse sono spiegabili con la natura di una squadra così indecifrabile da risultare in questo periodo inaffidabile.  

Sarri nervoso in tribuna 

Ieri fra i titolari non c’era un solo giocatore acquistato da Lotito in questa stagione, era la vecchia Lazio, senza rinforzi e meno Milinkovic, più povera e anche meno incisiva, incapace di scrollarsi di dosso le scorie di questi giorni turbolenti, fatti di annunci e di polemiche, di “cicli finiti” e di incertezze per il futuro. Eppure ci sarebbe un presente da recuperare, un rendimento da ritrovare, una classifica da risalire. Sarri dietro una vetrata in tribuna fumava come non può fare in panchina, sembrava il pesce che boccheggia nell’acquario, muto e costretto a girare intorno a se stesso, sbattendo su idee che la squadra fatica sempre più a recepire. 

Classifica amara 

La classifica è amarissima. Nono posto, tre punti in meno della Fiorentina, quattro in meno del Napoli, undici dalla zona-Champions del Bologna e soprattutto quindici in meno rispetto al campionato scorso. Resta all’orizzonte la semifinale di Coppa Italia con la Juventus, sono due partite che potrebbero restituire luce alla stagione laziale, ma solo il pensiero, davanti a questa nuova sconfitta, sa di un’ambizione eccessiva, quasi fuori luogo.  


© RIPRODUZIONE RISERVATA