Lazio, una direzione da ritrovare
Anarchia e superficialità: Sarri ha usato queste parole per descrivere l’errore di Tavares nel derby. Ma le tre sconfitte in quattro giornate non sono il problema dominante. La Lazio sta pagando il prezzo di un ridimensionamento: sembra un club senza una direzione definita, incerto nel presente e alla ricerca di un futuro credibile. Non si tratta solo di una crisi di risultati. Il malessere è strutturale: si manifesta in una squadra incompleta e in una tifoseria disorientata. Il senso di vuoto è netto. Mai come in questo momento sarebbero serviti i consigli di dirigenti innamorati come Bob Lovati, Felice Pulici e Nello Governato: stile, competenza, dialogo e soluzioni.
È una Lazio distante dalla sua gente
Oggi quel patrimonio di insegnamenti è stato disperso. Non per fatalità, ma per disattenzione. A Formello nessuno ha saputo comprenderne il valore. È una Lazio distante dalla sua gente, manca di empatia, fatica a costruire, non programma, si affida a progetti estemporanei, privi di un’architettura. Sarri è un tecnico che sta gestendo gli equivoci e le fragilità di un organico ereditato dopo un’estate senza precedenti: zero acquisti per la violazione dei parametri finanziari. Non ha potuto scegliere un solo giocatore, non ha ricevuto strumenti adeguati. Lotito è l’unico presidente europeo con il mercato bloccato, ma il disagio è più profondo. Si cambia binario con una frequenza che è sintomo di instabilità: tre allenatori in sedici mesi non possono diventare normalità, soprattutto se ciascuno esprime una cultura tattica divergente. Un anno fa, in estate, il direttore sportivo Fabiani aveva delineato un piano. Parlava di una talent-room all’avanguardia e di un modello ispirato all’Atalanta e al Bayer Leverkusen. Ma i fatti raccontano una realtà differente. Non c’è stato un salto di qualità. Gli arrivi di Noslin e Dele-Bashiru meritano riflessioni. L’attaccante olandese è costato 16,7 milioni. E il centrocampista nigeriano è stato pagato più di Fabbian, protagonista nel Bologna e convocato in nazionale da Gattuso. C’era una Lazio, quella di Tare, che aveva la capacità di portare a Formello figure come Hernanes, Klose e Lucas Leiva. Una forza manageriale che è un ricordo sbiadito.
Adesso conta la sostanza
Trentamila abbonati rappresentano un investimento emotivo che non può essere bilanciato da una semplice lettera di ringraziamento. Le partenze di Immobile, Milinkovic, Luis Alberto e Felipe Anderson sono state sottovalutate: il gruppo è rimasto senza spessore e riferimenti. La Lazio si è fatta trovare impreparata di fronte a un ricambio generazionale. Ora si guarda a gennaio con la speranza di interventi risolutivi. Ma il nodo non è il mercato: preoccupa l’assenza di un metodo e di un’idea di crescita. Non è più tempo di silenzi, servono trasparenza e condivisione. È auspicabile che il presidente Lotito chiarisca ai tifosi come intenda concretamente aiutare la Lazio per riportarla ai vertici. Potenzialità economiche, stadio Flaminio, alleanze commerciali: adesso conta la sostanza.
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