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Lazio, il fortino di Sarri

Leggi il commento sul pareggio dei biancocelesti contro l'Atalanta
Franco Recanatesi
Franco Recanatesi

4 min

Pubblicato il 20.10.2025, 07:52 (Aggiornato il 20.10.2025, 08:31)

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Fort Sarri ha resistito sino alla fine, l’assalto degli indiani di Juric si è infranto sul palo di Zappacosta, sul Gila dalle dieci vite, sulle manone di Provedel che ha tolto il pallone dalla rete almeno in tre occasioni. Strano vedere le giubbe nordiste di Maurizione raccolte in un fazzoletto e tremebonde, lui era solito dominare, rimbambire gli avversari con una rete di passaggi e poi infilarli nello spiedino dei passaggi filtranti. Tempi grami, lui si è adeguato accettando un ruolo secondario in attesa di giorni migliori. Il punticino di Bergamo non l’aiuta a scavalcare quel muro che divide le prime dieci dalle altre dieci, e vedere la Lazio laggiù non è consuetudine. Tante assenze, tanti infortuni, tante bugie hanno consigliato l’allenatore a cambiare rotta e questo gli fa onore perché mette un velo sulla fama di talebano a difesa del suo schema, unico e assoluto. 

Un primo tempo che merita la sufficienza piena, un secondo di sofferenza pura, quando l’Atalanta ha cambiato marcia rinunciando al falso nueve che più falso di così si muore perché Loockman si è confuso con l’erba del campo. E ha meravigliato l’uscita dal campo quando, con l’ingresso di Krstovic e lo spostamento a sinistra, stava procurando diversi fastidi alla difesa laziale. 

Juric deve accontentarsi di guidare l’unica squadra imbattuta della serie A, anche se imbottita di pareggi. La vetta è lì a vista, il recupero di Scamacca può offrirgli quello sprint in più per proseguire il cammino di Gasperini. Come tradizione, la squadra bergamasca coltiva, accanto alle antiche certezze, giovani emergenti come Bernasconi, padrone della fascia sinistra, Sulemana, classe 2008, e Ahanor, nigeriano di Aversa classe 2008. Saranno i prossimi top player. 

La Lazio è quella che abbiamo visto, subisce e cerca di indossare il nuovo vestito, Sarri non ha più numeri, è partito col 4-3-3 poi ne ho visti cinque a centrocampo (complimenti a Basic che si è scrollato di dosso le ragnatele di un anno e mezzo in cantina) cinque in difesa – anche sei – col povero Dia senza spalle con cui triangolare, Zaccagni e Isaksen costretti a passare poche volte la linea di centrocampo, qualche brivido solo per gli strappi di Nuno Tavares, un po’ Batman un po’ Fantozzi. Già, Isaksen, mandato a duellare con l’ottimo Bernasconi per rilevare Cancellieri, tredicesimo infortunio della truppa di Sarri. Una sorta di record, inacidito dalla ridotta attività della squadra senza le coppe europee. Un primato della Lazio riguarda anche i gol in contropiede. Stavolta, però, il contropiede era solo sulla carta, difficile insidiare l’avversario non uscendo mai dalla propri metà campo. 
Sarri si consola proprio con la conta degli assenti: peggio di così difficile andare, pian pianino la squadra recupererà i suoi uomini. Adesso prega perché Rovella, Castellanos, Pellegrini e compagnia infermieristica tornino presto e lo aiutino a superare quella linea che separa le squadre di seconda scelta da quelle di prima fila. 

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