Lotito e le dure parole su Sarri che chiariscono i ruoli: "Qui comando io, gli altri..."

La presentazione dei nuovi acquisti ha spinto la Lazio a replicare al duro sfogo del tecnico
Daniele Rindone
4 min

Inviato a Formello - E qui comando io e questa è casa mia, la sgridata di Lotito: «A casa mia comando io e gli altri sono dipendenti. Non decidono, altrimenti è baraonda». «Sarri conosceva Ratkov, l’ha visionato anche il suo staff, per onestà intellettuale bisogna dirlo. Fa le battute, è toscano, lo diceva anche di Castellanos. Dire “non conosco Ratkov” è un modo per stimolarlo», il rimbecco di Fabiani, paciere e censore. Le collissioni Sarri-Lazio e Lazio-Sarri continuano per quanto si voglia far credere il contrario. Tutto è nato dalla presentazione di Ratkov ieri a Formello, seguita dalla precisazione del diesse della Lazio legata allo sfogo di Sarri post-Fiorentina: «Ratkov non lo conosco, non seguo il campionato austriaco». L’intervento di Lotito è stato successivo alle parole del diesse Fabiani, innescato da una discussione nata a margine della presentazione. Dalla società stava passando il concetto che le contrapposizioni Sarri-Lazio nascono all’esterno: «Si sta facendo passare il concetto che c’è una frattura tra di noi». Sarri e Lotito di nuovo come due compari che si alternano simpaticamente nel ruolo dell’Arlecchino che le prende e del Brighella che le dà.

La ricostruzione

La sparata di Lotito è stata fulminea, prima s’era espresso con toni pacati: «L’allenatore dà le indicazioni che servono, non fa lo scouting. Noi scegliamo i giocatori. Sarri non è uno sprovveduto, non posso pensare che non conosca uno dell’Ajax o del Salisburgo». E’ tornato sul blocco di mercato, che Sarri aveva detto di non conoscere: «A me non interessano le battute. Noi non abbiamo nascosto a nessuno del mercato chiuso. Ci hanno creato un danno di 90 milioni, Taty lo avevamo venduto a 45. Quando abbiamo scelto l’allenatore sapeva qual’era la rosa no? Poi il gioco può andare bene o no, ma a livello tecnico questa rosa vale, si è visto. Se c’è un problema tecnico cerchiamo di cambiare i giocatori. Quando la Lazio va su un calciatore si scatena la guerra. Io non prego nessuno. Raspadori non è Maradona! Nemmeno alla Roma è andato, vediamo cosa farà». Possono arrivare altri acquisti: «C’è la volontà, non la necessità, in sintonia con le caratteristiche che ci vengono richieste dal tecnico. Per altri allenatori la rosa è competitiva». L’obiettivo Europa: «Lavoreremo per riportare la Lazio in alto. Parlo di Champions ed Europa League, la Conference la decliniamo. Anche Sarri non la gradisce, non porta valore».

La denuncia di Fabiani

Fabiani ha dato un colpo al cerchio e uno alla botte, rifilando una stoccata postuma a Baroni: «Non c’è nessuna diatriba tra me e Sarri, siamo a stretto contatto. Guai a chi ce lo tocca. Quando Baroni ci ha comunicato che andava via, e io non ho ancora capito i motivi, Lotito mi ha subito chiesto di Sarri. Noi non siamo contro. Qualche volta qualche bizza bisogna anche farla passare allo stalliere del re». Fabiani ha denunciato intromissioni nelle trattative per Taylor: «Toth era sconosciuto a tutti, approvato da Sarri. Poi è diventato da Chelsea. Presenterò una denuncia alla Figc e alla Procura della Repubblica per fatti molto strani accaduti nella trattativa di Taylor. Io non sono ricattabile, non faccio parte di gruppetti. C’è stato qualcosa di grave. Quando trattiamo si inseriscono personaggi per trarne profitto. Facessero i loro sporchi giochi da un’altra parte. Ho tutto, messaggi, dichiarazioni. Un giocatore da 10-12 milioni non può schizzare a 25. Ora il bubbone lo faccio scoppiare io».


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