Retroscena Lazio, Sarri è preoccupato per il futuro: a Lecce l’ultima di Romagnoli
S i sente come chi vede crollargli il mondo addosso. Lotito svuota la Lazio, la Nord svuota l’Olimpico. Nel mezzo c’è un uomo, Maurizio Sarri, privato di tutto in estate, provato dall’escalation di casi scoppiati da giugno a oggi, costretto sempre di più ad allenare e a preparare una partita dopo l’altra in una delirante baraonda. Gli è stato riservato il peggio dal giorno del suo ritorno. Il colmo dei colmi è dover far giocare Romagnoli a Lecce già da ex, come Guendouzi con la Fiorentina. Alessio è l’ultimo dei big a lasciare, promesso sposo dell’Al-Sadd. Andrà via lunedì. Sarri prova a tenere la squadra a galla, quel che resta. Combatte per difendere i 28 punti che oggi sono benedetti. Fa la conta dei giocatori ceduti e caduti, degli infortunati. Raccatta uomini, inventa ruoli pur di schierare un undici almeno concorrenziale. Non sa cosa produrrà il mercato. E’ tutto troppo irreale a Formello, forse mai così teatro dell’assurdo. Bisogna risalire ai tempi di Pandev e Ledesma fuori rosa, alle rovine vissute con Ballardini, al clima del 2014. Un deprimente ritorno di déjà vu.
Il pericolo
Sarri è preoccupato e non l’ha nascosto alla società. L’uscita di Romagnoli non è una semplice uscita. E’ (era) il collante che teneva insieme la difesa costruita concettualmente sui principi di ordine e calcolo. Con un centrocampo decimato, che oggi sarà diverso per la decima volta su 22 partite di A, c’è il rischio che saltino gli equilibri, già incerti. Sarri è stato scelto perché è Sarri, ma non è mai stato nelle condizioni di esserlo realmente. Ora ha poco da dire e da fare. Relegato al ruolo di dipendente da Lotito, si è tirato fuori dal mercato. I giorni surreali sono diventati realtà quotidiana a Formello. Sarri teme di doversi guardare alle spalle in classifica, chi è davanti farà un’altra corsa. Eppure Lotito continua a credere nell’Europa, anche solo attraverso la scorciatoia della Coppa Italia. Ha invitato la squadra a credere nel cammino in Coppa nel confronto di giovedì a Formello. Bisogna mettersi nei panni di Sarri per comprendere quanto sia diventato difficile ogni obiettivo. La squadra, per tornare all’incontro con il presidente, ha chiesto delucidazioni su quanto sta accadendo. Lotito ha provato a rassicurare tutti. Le partenze di Castellanos e Guendouzi erano inevitabili, come quella di Romagnoli, perché le offerte ricevute sono impareggiabili. Questo in sintesi il discorso del presidente. Sarri va a Lecce con Romagnoli partente. Di nuovo senza Rovella, col dubbio che si tratti di affaticamento o di altri problemi legati alla pubalgia. Ha chiesto uno sforzo a Vecino e Basic. In avanti deve decidere se far giocare Ratkov come col Como, Noslin o Dia, appena rientrato dalla Coppa d’Africa. Nelle ultime due trasferte gli unici gol segnati sono stati autogol (quello di Solet a Udine, quello di Nelsson a Verona). La Lazio, come il Lecce, ha segnato sei gol fuori casa, è il record negativo della Serie A. Sarri si tiene stretti i 28 punti in 21 partite (7 vittorie, 7 pareggi, 7 sconfitte). La Lazio non si trovava sotto quota 30 a questo punto del campionato dal 2013-14. Anche quella volta 7 vittorie, 7 pareggi, 7 sconfitte. Era la stagione iniziata da Petkovic, chiusa da Reja-bis al nono posto. Tutti allenatori che a un certo punto si sono ritrovati soli davanti alla Lazio che gli crollava addosso.
