Retroscena Lazio, sciopero dei tifosi anche in Coppa Italia: altro che Flaminio, la protesta contro Lotito va avanti

La semifinale con l’Atalanta vale una stagione per i biancocelesti, ma la protesta contro la società non conosce tregua
Daniele Rindone
4 min

Vanno avanti a costo di privarsi di tutto, anche della semifinale di Coppa Italia, anche dell’ultimo sogno, dopo aver rinunciato alla Lazio e all’Olimpico. La risposta dei gruppi organizzati alle parole e ai progetti di Lotito è epocale. Fermezza e irremovibilità traspaiono dalla decisione presa ieri. Lo sciopero continuerà. Non è bastato l’appello di Marusic a nome della squadra, non sono servite le parole di Sarri, non conta neppure la Coppa Italia per spingere i gruppi a tornare allo stadio: «Non sarà una semifinale di Coppa Italia a farci cambiare idea». In un lungo comunicato sono state spiegate le motivazioni che hanno spinto a proseguire lo sciopero dopo Lazio-Genoa e Lazio-Atalanta di campionato: «Aspettavamo un segnale da parte della società affinché si potesse prendere una decisione diversa da quella che, nostro malgrado, ci apprestiamo a prendere. Per la semifinale di Coppa Italia Lazio-Atalanta i gruppi del tifo organizzato hanno deciso di proseguire la protesta e non entrare», è stato scritto nella nota dei gruppi organizzati. 

La presentazione del Flaminio: un boomerang per Lotito

Le parole di Lotito hanno esacerbato e non lenito i malumori. L’esplosione finale, a chiusura della presentazione del Flaminio, ha avuto il solito effetto controproducente. Non a caso gli uomini di corte del presidente, collaboratori e familiari, inizialmente l’avevano convinto ad evitare discorsi a braccio e a leggere un testo accorto, meditato, pacifico. Nel corso della presentazione hanno provato a tenerlo al riparo dalle domande sui temi della contestazione. La moderazione non appartiene a Lotito. Il presidente, tornato brusco, è esploso all’improvviso. Gli interventi di martedì non hanno avuto una funzione catartica o da espiazione di colpe, non hanno prodotto aperture di nessun tipo, non sono servite per promuovere iniziative adatte a riportare i tifosi allo stadio e non ci si riferisce alle promozioni per San Valentino (lanciate per Lazio-Atalanta di campionato) o il pacchetto Atalanta-Sassuolo promosso di recente, legato ad acquisti di prodotti ufficiali negli store biancocelesti. Le reazioni di Lotito non si affievoliscono, le tempeste che scatena soffiano contro le vele del buonsenso. Da qui la decisione del gruppo organizzato di continuare a protestare. La portata del terzo sciopero si valuterà nei prossimi dieci giorni. Fino a ieri, stando alle comunicazioni della Lazio, erano stati venduti 800 biglietti per Lazio-Atalanta. Altre indiscrezioni fissavano in un centinaio i tagliandi venduti. E’ in corso una prelazione per gli abbonati.

Nessun incontro tra tifosi e società

Tra le contestazioni fatte dai gruppi c’è un riferimento alle parole espresse dal diesse Fabiani nella conferenza di fine mercato, s’era speso per convincere Lotito a sedersi ad un tavolo di confronto: «Ad oggi nessuna richiesta di incontro ci è pervenuta», l’accusa mossa. Biasimo anche per il mancato coinvolgimento di una rappresentanza di tifosi alla presentazione del Flaminio: «Ci aspettavamo che venissero invitati anche i tifosi, visto che saranno i fruitori di quegli spazi e, soprattutto, vengono più e più volte menzionati ma mai interpellati». Sciopero in Coppa, altre decisioni saranno prese di partita in partita. Il sentimento che muove tutto è «resteremo fuori per lo smisurato amore che ci lega a questa maglia». 


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