La Lazio è svanita e in crisi: da 16 anni non andava così male. Non si parla di retrocessione ma...

I numeri raccontano perfettamente le grandi difficoltà che i biancocelesti stanno vivendo. È da Ballardini che il campionato  non era così avaro di soddisfazioni
Marco Ercole
4 min
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ROMA - I numeri non mentono, raccontano. E quelli della Lazio dopo 26 giornate fanno rumore, sono più che mai preoccupanti. Trentaquattro punti, decimo posto in classifica. Per trovare un dato peggiore, sia per posizione sia per bottino, bisogna tornare indietro di sedici anni, alla stagione 2009/2010. Era l’annata di Ballardini, una delle più complicate dell’era moderna biancoceleste: 26 punti dopo 26 turni, diciassettesimo posto, zona retrocessione a un passo.

Lazio in stile "tela di Penelope"

Oggi la situazione non è drammatica come allora, ma il confronto resta impietoso. La Lazio di Sarri si ritrova fuori dall’Europa e il dato dei 34 punti rappresenta il peggior rendimento negli ultimi sedici anni, escludendo proprio quella stagione spartiacque del 2009/10. Basta scorrere la tabella per capire la portata del rallentamento e il percorso di ridimensionamento che sta vivendo il club, con il suo classico andamento in stile "tela di Penelope", ossia ricominciando di nuovo tutto da zero quando sembrano esserci le condizioni per il definitivo salto di qualità in avanti. A ottimi risultati sono quasi sempre seguiti periodi più bui, ma anche nelle stagioni meno brillanti, come il 2015/16 (37 punti, ottava) o il 2013/14 (38 punti, ottava), il rendimento era comunque superiore all’attuale. La media degli ultimi quindici anni si aggira stabilmente sopra i 40 punti a questo punto del campionato. Oggi la Lazio è sotto quella soglia di sicurezza che, storicamente, ha garantito almeno la permanenza nella corsa europea.

Discesa Lazio

Il decimo posto pesa quanto i punti. Non solo perché fotografa un momento di difficoltà, ma perché racconta un distacco dalle prime posizioni che si è progressivamente ampliato e che rischia di diventare la regola. La squadra ha alternato prestazioni convincenti a blackout improvvisi, vittorie di carattere a cadute inattese. Il risultato è una classifica anonima. Sarri ha parlato più volte di percorso, di costruzione, di crescita graduale e di gettare le basi per il futuro, ma il mercato bloccato prima e le mosse di gennaio poi hanno reso il suo tragitto pieno di ostacoli. E ora i numeri mettono pressione, anche perché la Lazio non ha mai dato l’impressione di poter infilare una striscia lunga di risultati utili.

Il paragone con il 2009/10

Il paragone con il 2009/10 serve da monito. Allora la stagione (che comunque si era inaugurata con una straordinaria vittoria in Supercoppa italiana contro l'Inter) prese una piega pericolosa, salvata solo nel finale. Oggi non si parla di retrocessione, ma il rischio è quello di scivolare in una zona grigia, lontana dalle coppe e dalle ambizioni di crescita. È questo il vero nodo, l'ennesimo passo indietro. Restano dodici giornate per cambiare la narrativa. La distanza dall’Europa in campionato è difficilmente colmabile (per il momento resta almeno la speranza della Coppa Italia), ma serve comunque un cambio di passo netto, immediato. Servono punti, continuità, identità. Perché la Lazio non è abituata a guardare la classifica da metà graduatoria. E perché restare la “peggiore degli ultimi 16 anni” sarebbe un’etichetta da incubo difficile da digerire per chi, come Sarri, è a caccia di sogni.


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