Sarri le incarta a tutti: Lazio sempre più coperta e brava in ripartenza

Partite preparate sugli avversari: Allegri colpito in contropiede, Italiano quando ha aperto spazi. La risalita giocando un calcio diverso rispetto al marchio più conosciuto
Daniele Rindone

È venuto meno ai suoi giuramenti, ai suoi comandamenti pur di aiutare la Lazio, pur di tenerla a galla. Sarri l’incantatore è diventato Sarri l’incartatore. Non pensa più a costruire, pensa sempre più a non prenderle e a colpire. Si adatta ai suoi giocatori e alle caratteristiche degli avversari. Non è la regola, è l’eccezione, vale solo per questa stagione d’emergenza. Se lo augura lui stesso e se lo augurano tutti i suoi ammiratori. Niente più Lazio sarriana, padrona del possesso palla, da pressing alto. Questo era già chiaro. Ecco una Lazio sorniona, anche da blocco basso, con due linee strette e ripartenze lampo. Ci sono momenti di palleggio, non che siano spariti. Si sono visti nei primi 15 minuti di Bologna. Ma di base si gioca sugli altri. Sarri è stato astuto dopo aver perso tutti i registi. Era rimasto con Patric play, lo ha adattato alla nuova idea di Lazio. Lo spagnolo è un regista alla Leiva per modalità, senza azzardare paragoni. Lo è da diga aggiuntiva, bravo a fare schermo, un guastatore di linee di passaggio. Un’intuizione di Mau. E chissà che non diventi una soluzione permanente e non temporanea. Cataldi è reduce da uno stiramento, senza Rovella (stagione finita) lo spagnolo garantisce più di un’alternativa. In più ci sono Tavares e Dele-Bashiru (a parte alcune amnesie sciagurate), hanno dato gamba contribuendo a creare la Lazio da «strappo», così definita da Mau. Taylor è la mezzala d’inserimento.

La striscia positiva della Lazio

Sarri l’ha incartata ad Allegri e Italiano nelle ultime due uscite. Gli ha lasciato il pallino del gioco e ha colpito. Max anche dopo il Torino ha riparlato del ko dell’Olimpico: «Con la Lazio nel primo tempo abbiamo preso nove ripartenze, il nostro numero più alto in stagione». Italiano ha visto crollare il Bologna dopo 70 minuti, quando si sono spalancati gli spazi. Sarri aveva già previsto il calo post-Europa, da qui l’idea di cambiare tutto il tridente nel secondo tempo: Noslin, Cancellieri e Dia. Prima ancora Mau aveva steso Grosso all’Olimpico. Il primo gol al Sassuolo era arrivato in contropiede da rimessa laterale, dopo poco più di un minuto. Le vittorie sono diventate tre di fila, per un anno la squadra non era riuscita a bissarne una. La Lazio è sempre spolpata, è senza Zaccagni, Cataldi, Basic, Rovella, Provedel e ha perso Gila a Bologna.

 


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La doppia svolta di Sarri

C’è stata una doppia svolta. Mentale e tattica. Sarri dopo Torino ha riunito la squadra ed è stato chiaro: «Mai più così in basso». S’era superato il limite. Ha compattato il gruppo, ha dato ordine tattico. «In questo momento la squadra è più ordinata e questo ci consente di rimanere in partita anche nei momenti di difficoltà. Abbiamo ritrovato questo ordine attraverso le prestazioni e soprattutto dopo la chiusura del mercato», le parole del vice Ianni, in panchina a Bologna. Con questa Lazio d’attesa e contrassalto si prepara il finale di campionato a partire dal match col Parma alla ripresa. L’ottavo posto è difficilmente migliorabile, ma non è detto. La finale di Coppa Italia è il grande traguardo. Lotito ha stanziato premi per chiudere al meglio il cammino in Serie A e ha raddoppio il bonus di Coppa. Il tutto per tutto.

 


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È venuto meno ai suoi giuramenti, ai suoi comandamenti pur di aiutare la Lazio, pur di tenerla a galla. Sarri l’incantatore è diventato Sarri l’incartatore. Non pensa più a costruire, pensa sempre più a non prenderle e a colpire. Si adatta ai suoi giocatori e alle caratteristiche degli avversari. Non è la regola, è l’eccezione, vale solo per questa stagione d’emergenza. Se lo augura lui stesso e se lo augurano tutti i suoi ammiratori. Niente più Lazio sarriana, padrona del possesso palla, da pressing alto. Questo era già chiaro. Ecco una Lazio sorniona, anche da blocco basso, con due linee strette e ripartenze lampo. Ci sono momenti di palleggio, non che siano spariti. Si sono visti nei primi 15 minuti di Bologna. Ma di base si gioca sugli altri. Sarri è stato astuto dopo aver perso tutti i registi. Era rimasto con Patric play, lo ha adattato alla nuova idea di Lazio. Lo spagnolo è un regista alla Leiva per modalità, senza azzardare paragoni. Lo è da diga aggiuntiva, bravo a fare schermo, un guastatore di linee di passaggio. Un’intuizione di Mau. E chissà che non diventi una soluzione permanente e non temporanea. Cataldi è reduce da uno stiramento, senza Rovella (stagione finita) lo spagnolo garantisce più di un’alternativa. In più ci sono Tavares e Dele-Bashiru (a parte alcune amnesie sciagurate), hanno dato gamba contribuendo a creare la Lazio da «strappo», così definita da Mau. Taylor è la mezzala d’inserimento.

La striscia positiva della Lazio

Sarri l’ha incartata ad Allegri e Italiano nelle ultime due uscite. Gli ha lasciato il pallino del gioco e ha colpito. Max anche dopo il Torino ha riparlato del ko dell’Olimpico: «Con la Lazio nel primo tempo abbiamo preso nove ripartenze, il nostro numero più alto in stagione». Italiano ha visto crollare il Bologna dopo 70 minuti, quando si sono spalancati gli spazi. Sarri aveva già previsto il calo post-Europa, da qui l’idea di cambiare tutto il tridente nel secondo tempo: Noslin, Cancellieri e Dia. Prima ancora Mau aveva steso Grosso all’Olimpico. Il primo gol al Sassuolo era arrivato in contropiede da rimessa laterale, dopo poco più di un minuto. Le vittorie sono diventate tre di fila, per un anno la squadra non era riuscita a bissarne una. La Lazio è sempre spolpata, è senza Zaccagni, Cataldi, Basic, Rovella, Provedel e ha perso Gila a Bologna.

 


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La doppia svolta di Sarri