Mistero Ratkov, è sparito dalla Lazio: da Maldini a Dia, c'è da risolvere il problema attaccante

Sarri ha fatto giocare tutte le punte con Bologna e Parma. L’ex Salisburgo è l’unico escluso
Daniele Rindone
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Scommessa persa, per ora. Anche gli ultimi illusi hanno capitolato. Ratkov con Sarri non gioca e chissà se giocherà. Che non l’avrebbe fatto era chiaro da subito. Questione di caratteristiche prima di tutto per quanto qualcuno abbia il sospetto che le scontrosità di gennaio con la società abbiano un peso. Sarri sabato ha parlato solo di efficienza mancante in allenamento: «Su Ratkov non devo dare grandi spiegazioni, lo fanno le scelte. In questo momento lo vedo peggio degli altri, con me può fare solo l’attaccante centrale, non certo l’esterno, ma ha tutte le attenuanti del caso, il cambio di lingua, il cambio di allenamenti». Di ragioni ce ne sono ma non è casuale che un acquisto di gennaio, il sostituto del centravanti titolare (Castellanos), pagato 13 milioni, sia ai margini. Per di più scavalcato da un altro acquisto (Maldini) che nasce trequartista e che avrebbe dovuto fare il vice Zaccagni con licenza da centravanti d’emergenza. Sarri con Bologna e Parma ha cambiato il tridente in corsa. Sono entrati tutti tranne Ratkov. Dia è stato decisivo al Dall’Ara. Noslin col Parma. Sabato, con i giallobù chiusi a riccio, si sono contati 31 cross nello score della Lazio. Se Sarri non ha lanciato Ratkov neppure in quella modalità di gioco vuol dire che è lontano anni luce dal suo mondo. E così le panchine del serbo sono diventate cinque di fila con la Coppa Italia, sei nelle ultime nove partite. Per il resto è stato titolare a Torino, sostituito nell’intervallo. Prima ancora due apparizioni nei finali con Atalanta e Cagliari.

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L’equivoco

Sarri non ha mai riconosciuto l’acquisto per quanto la società dica il contrario. «Ratkov? È un giocatore che non conosco», ha detto Mau a gennaio. Per quanto possa essere un centravanti atipico, capace di giocare anche in profondità, nella top 11 del Comandante non ci starebbe mai. Sarri quest’anno ha dovuto scegliere tra calcio e anticalcio, stando alla sua visione, ha dovuto anche accettare giocatori opposti ai suoi gusti. In estate aveva deciso di valutare quelli in rosa, a gennaio s’aspettava di variare caratteristiche. La prova del 9 è un tema da affrontare al di là di Ratkov. Maldini e Dia vanno riscattati, la prima operazione è legata all’Europa, la seconda è obbligatoria. Il doppio acquisto peserebbe per 14 e 11 milioni. Tanti per due centravanti che non sono veri 9. Più quelli spesi per Ratkov il totale salirebbe a 38. Noslin è costato 16,5. Alla Lazio serve un top scorer, continuare a investire su punte che hanno bisogno di tempo per diventarlo, che non lo sono o che non sono adatte a Sarri, e vanno a dispetto della sua idea di calcio, è controproducente per tutti. Il brivido dell’autolesionismo quest’anno è stato provato abbastanza.

 


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Scommessa persa, per ora. Anche gli ultimi illusi hanno capitolato. Ratkov con Sarri non gioca e chissà se giocherà. Che non l’avrebbe fatto era chiaro da subito. Questione di caratteristiche prima di tutto per quanto qualcuno abbia il sospetto che le scontrosità di gennaio con la società abbiano un peso. Sarri sabato ha parlato solo di efficienza mancante in allenamento: «Su Ratkov non devo dare grandi spiegazioni, lo fanno le scelte. In questo momento lo vedo peggio degli altri, con me può fare solo l’attaccante centrale, non certo l’esterno, ma ha tutte le attenuanti del caso, il cambio di lingua, il cambio di allenamenti». Di ragioni ce ne sono ma non è casuale che un acquisto di gennaio, il sostituto del centravanti titolare (Castellanos), pagato 13 milioni, sia ai margini. Per di più scavalcato da un altro acquisto (Maldini) che nasce trequartista e che avrebbe dovuto fare il vice Zaccagni con licenza da centravanti d’emergenza. Sarri con Bologna e Parma ha cambiato il tridente in corsa. Sono entrati tutti tranne Ratkov. Dia è stato decisivo al Dall’Ara. Noslin col Parma. Sabato, con i giallobù chiusi a riccio, si sono contati 31 cross nello score della Lazio. Se Sarri non ha lanciato Ratkov neppure in quella modalità di gioco vuol dire che è lontano anni luce dal suo mondo. E così le panchine del serbo sono diventate cinque di fila con la Coppa Italia, sei nelle ultime nove partite. Per il resto è stato titolare a Torino, sostituito nell’intervallo. Prima ancora due apparizioni nei finali con Atalanta e Cagliari.

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