Sarri e quelle 31 Lazio messe in campo. E a Firenze costretto a cambiare ancora

Il tecnico deve ancora modificare l'assetto base: da uno a sei cambi
Daniele Rindone
4 min

Domani è un’altra Lazio, si vedrà. Povero Sarri, il motivetto è fastidioso. Povero davvero. Di gioco e giocatori, di mercato e di rinforzi, di giorni sereni e senza veleni, di formazioni ripetibili. «Siamo da tutto l’anno in emergenza. Siamo costretti a far giocare calciatori al limite. Siamo abituati e pronti a lottare fino alla fine», ha ripetuto spesso Mau. E’ sempre stata un’altra Lazio in campionato tranne una volta tra il Cagliari (3 novembre) e l’Inter (9 novembre). Qui Sarri è riuscito a proporre la stessa squadra: Provedel, Lazzari, Gila, Romagnoli, Marusic, Guendouzi, Cataldi, Basic, Isaksen, Dia e Zaccagni. Per il resto ha dovuto mettere mano alla squadra, ha dovuto ritoccarla, aggiustarla, inventarla. E lo stesso dovrà fare a Firenze. Rispetto a Lazio-Parma c’è Dele-Bashiru affaticato, ieri fermo. In preallarme c’è Basic, in fase di ricarica dopo un lungo stop. Si è fermato anche Maldini, da verificare. In più va sciolto il ballottaggio Pedro-Noslin. Sono i ruoli che potrebbero variare rispetto al calco di sabato. In porta c’era e ci sarà Motta. In difesa sono confermati Marusic, Romagnoli, Provstgaard e Tavares. Cataldi e Taylor a centrocampo. Isaksen rischia di essere l’unico confermato davanti.

 

 

Sarri e i cambi di formazione

Basta far di conto, i tabellini documentano: se Sarri dovrà cambiare anche solo una pedina, a Firenze presenterà la 31ª Lazio in 32 partite. Un bel record. E non sono mai state rotazioni volute, scientifiche. Direte, chi non ha o non ha avuto infortuni? Vero, ma nessuno come Sarri non ha avuto mercato o quando l’ha avuto è stato di smantellamento prima che di potenziamento. I cambi numericamente sono compresi da un minimo di 1 ad un massimo di 6 (contro Genoa e Sassuolo al ritorno). Mau i rinforzi se li è trovati in casa aggiungendo Basic, raccattato tra i fuori lista. Utilizzando Hysaj in allenamento e in panchina per tappare buchi. Inventando Marusic centrale o Patric regista. Ancora oggi deve rinunciare a Provedel, Gila, Rovella e Zaccagni (forse solo convocabile per la panchina a Firenze) più Gigot (comunque uno in meno) salvo forfait di Dele e Maldini. Il conto degli assenti è salito fino a 7 nei momenti peggiori. In tutto questo Sarri ha dovuto rinunciare al suo verbo, ha creato una Lazio di necessità.

I numeri della Lazio

A Firenze arriva una squadra in frenata dopo l’accelerazione di marzo (tre vittorie di fila). Una piccola evasione da un lungo periodo di sofferenza e insofferenza. Al Franchi le ultime due partite le ha vinte la Fiorentina (sempre 2-1). Da inizio febbraio i viola hanno cambiato marcia in A: quattro vittorie in otto giornate e una media punti di 1.88. Numeri da allerta. La Lazio ha vinto in trasferta a Bologna prima della pausa, non ha mai bissato due successai di fila fuori. L’ultima volta risale ad aprile-maggio 2025 (tre vittorie consecutive contro Atalanta, Genoa ed Empoli). Solo l’Inter ha collezionato più clean sheet esterni della Lazio (nove contro otto) nei cinque campionati top d’Europa. Solo una volta i biancocelesti, nell’era dei tre punti, ne hanno collezionati di più: 13 nel 2022-23 (otto anche nel 1994-95 e nel 1999-00). Restano 7 partite totali e quattro trasferte (Firenze, Napoli, Cremona e Roma perché il ritorno del derby sarà in casa giallorossa). A Sarri, in campionato, non resta altro che provare a eguagliare questo primato. E’ la Coppa Italia l’unica strada per onorare una stagione infausta e un popolo ferito.

 


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