Così Sarri ha rilanciato la Lazio: tutte le mosse tattiche del Comandante
ROMA - Dice Sarri che il nuovo Sarri non è poi così nuovo. Ma questo Sarri non è proprio come il vecchio Sarri. E’ venuto meno al giuramento “giochista” immolandosi per la Lazio. I perni non sono più l’idea, il gioco, il pressing alto, il possesso. Non lo sono perché non possono esserlo, ma questo s’è detto. Ha adeguato la lavagna (ormai elettronica) all’identikit dei giocatori. Meno sponde, più fionde. Gestione più che visione. Più di quanto fatto al Chelsea e alla Juve, i primi due patteggiamenti col sarrismo. E’ così che ha raddrizzato la stagione rilanciando la Lazio. Dal crollo di Torino, l’1 marzo, Lazio sgonfia e persa, alla finale di Coppa Italia sono trascorsi quasi due mesi. Sembrava potesse accadere solo il peggio, è iniziata la ripartenza. La giostra delle formazioni non s’è arrestata, gli infortuni non si sono fermati. Ma le linee guida adottate hanno rappresentato la base del rilancio.
La tattica
Il nuovo Sarri dice di non essere così nuovo perché non si riconosce nell’etichetta temporanea di contropiedista: «Dite che a Napoli abbiamo vinto in contropiede, il primo gol nasce da un minuto di possesso, il secondo da una costruzione bassa», ha detto un po’ impermalito alla vigilia della partita di Bergamo. Momenti di palleggio ci sono, ma è il contropiede l’arma più efficace. Anche a Bergamo la Lazio ha giocato con un blocco compatto di almeno otto uomini, difensori e centrocampisti, due linee strette per non lasciare spazi. La squadra era bassa, pronta a ripartire. Le ali, Zaccagni e Cancellieri, aspettavano le sponde di Noslin. In fase difensiva stringevano al centro. Zaccagni lavorava per tagliare le linee di passaggio a Djimsiti e Zappacosta, Cancellieri a Kolasinac e Bernasconi. In più si dedicavano a De Ketelaere e Zalewski, i due trequartisti. Uno dei punti della svolta è sicuramente il perfezionamento della fase difensiva, già messa a punto a inizio stagione dopo la montagna di gol presi l’anno scorso. L’altro l’ordine in campo. Sarri s’è pure inventato Patric regista, una protezione in più. Le ripartenze, sfruttando i colpi delle ali e delle mezzali (i gol di Basic e Taylor), hanno in parte ovviato agli stenti in attacco. «È un adattamento alle caratteristiche dei nostri giocatori. Non abbiamo tanti giocatori di palleggio, ne abbiamo tanti che hanno strappo e accelerazioni. È un tentativo per non metterli a disagio con un gioco che non hanno nelle corde», una delle ultime spiegazioni.
I numeri: un Sarri da... Grande Impresa
Il baricentro medio di quest’anno è 49.1 metri, nella Lazio del penultimo Sarri era misurato in 50.6 metri. La Lazio è ultima per pressing, è decima per possesso palla. Non è interessata a occupare il territorio nemico. Bada al sodo. Sarri ha dato anche più spazio alla psicologia, il ponte costruito d’urgenza dopo Torino è nato guardando tutti negli occhi: «Mai più così in basso». Una frase che ha avuto il potere di compattare tutti. L’empatia è cresciuta, la squadra si è superata con atti di coraggio. Così il Sarri della Grande Bellezza è diventato il Sarri da Grande Impresa.
