Lotito-Sarri, dopo il derby ci sarà il vertice: la verità sul futuro della Lazio

La Coppa era un bivio per società e allenatore. Gli scenari sembrano indirizzati verso il divorzio
Daniele Rindone
5 min

ROMA - Il gran finale è saltato. E’ saltato anche il banco. Può essere la spinta che porterà allo strappo Lotito-Sarri. Anche con la vittoria la strada sarebbe stata in salita. Resta il derby da giocare, dopo sarà solo questione di tempo per l’incontro presidente-allenatore. Le parole di Mau mercoledì sanno di uscita di scena: «Il mio futuro è in discussione da entrambe le parti». Non aveva mai parlato così, riconoscendo le riserve della Lazio nei suoi confronti. Lotito e Sarri si sono reciprocamente deligittimati per tutto l’anno, avevano e hanno visioni diverse. Gli scenari sono chiari. Lotito aspettava il 13 maggio per dare il via alle riflessioni. Sarri è entrato da settimane nel mercato degli allenatori. De Laurentiis vuole riportarlo a Napoli. Giuntoli, diesse in pectore dell’Atalanta, è l’uomo che Mau ha sempre considerato l’alleato migliore per lavorare.

Le differenze di vedute tra Sarri e Lotito

L’incontro servirà per dirsele tutte in faccia, per affrontare i casi esplosi quest’anno, per mettere in chiaro gli sgarbi reciproci che si sono scambiati, per decidere cosa fare. Sul proseguimento del matrimonio-bis in pochi scommettono anche solo un euro. Le differenze di vedute si sono notate pure mercoledì. Sarri dopo la finale ha sentenziato sul gruppo attuale: «Ha qualità mentali. Per essere competitivi manca qualità tecnica». Ha guardato in faccia la realtà, sarà il secondo anno senza Europa: «In questo momento non possiamo fare voli pindarici, la nostra situazione è palese. Bisogna ripartire facendo una stagione di alto livello in campionato». Il diesse Fabiani aveva parlato nel pregara: «Il futuro? Nel calcio la differenza non la fanno i soldi, ci vogliono lungimiranza e coraggio, vanno scovati i giovani talenti, soprattutto in Italia, guardate Motta. Confido molto nella politica “step by step”». Qualità e giovani, due linee coniugabili nel tempo, sempre che società e allenatore siano allineati sul mercato. A gennaio non è successo. Sono meno coniugabili con la competitività evocata da Sarri, presuppone giocatori pronti.

Sarri aspetta e intanto spuntano i possibili sostituti

Più sono sembrate definitive le dichiarazioni del club sul futuro dell’allenatore («per la società non ci sono problemi») più suonavano provvisorie. Sarri aspetta l’incontro con Lotito, ha già detto che prima parlerà con la Lazio. Il punto principale delle sue richieste sarà uno: pretende garanzie di mercato. Lotito a febbraio era stato chiaro: «Il mercato lo fa la società». E’ il solito cortocircuito passato-futuro. A Lotito, come nella migliore delle tradizioni, farebbe comodo che Sarri si sfilasse da solo in caso di offerta ufficiale del Napoli, dell’Atalanta o di qualciasi altro club. Non dovrebbe esonerarlo né discutere di buonuscita. Balla sempre un contratto fino al 2028 da 2,5 milioni più bonus (sale a 3,5 con la Champions). Il presidente ne è uscito “pulito” quando Mau si è dimesso nel 2024, poi Tudor a seguire. E con Baroni c’è stata una rescissione consensuale. Sono sempre tempi vorticosi e confusi certi finali di stagione. I pensieri di Lotito sono volatili, prima della Coppa valutava la rivoluzione. Una vittoria forse l’avrebbe spinto ad essere conservatore. Perdere Sarri, il più amato dai laziali, lo esporrebbe ancora di più alla contestazione. E chi lo sostituirebbe? Oggi solo ipotesi. Palladino piace da tempo. Almeyda e Conceiçao sarebbero le suggestioni laziali, uno scenario che Lotito in passato non ha mai appoggiato. Possono spuntare altri nomi. Sarri o non Sarri, l’Olimpico non può restare vuoto. Servono una mossa-scossa e un mercato vero.

 


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