Luigi Bisignani, l'intervista: "Lotito, fatti aiutare"
L’uomo che sussurra(va) ai potenti s’è messo a porre scomode domande a chi la potenza sembra averla esaurita, Claudio Lotito. «Se mi chiedi perché l’abbia fatto, ti rispondo perché sono laziale da quando avevo dieci anni. Laziale e per questo sofferente. Noi laziali abbiamo un rapporto carnale con la sofferenza. Per Khalil Gibran “le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza e i caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici”. Ebbene, noi siamo forti e pieni di cicatrici, abbiamo affrontato più volte il fondo e il dolore, ma siamo sempre risaliti. Le ferite ce le siamo rimarginate da soli. Penso alle scommesse, due volte poi, alla retrocessione, ai fallimenti evitati per miracolo, io ero a Napoli quando rischiammo di saltare per aria».
Settantatré anni, infanzia in Argentina, un nonno, Felice, talmente tifoso da prestare la tessera annonaria ai giocatori della Lazio dopo una vittoria. «Come saprai, fu introdotta dal regime fascista nel 1940 per far fronte alla scarsità derivata dalla guerra. Imponeva limiti severi al cibo e al vestiario acquistabili. Nonno Felice non ci pensò due volte: sfamò la Lazio... Quando la famiglia rientrò in Italia ci stabilimmo ad Ariccia e io in ritiro, parlando il castigliano, divenni una sorta di tramite fra “Totò” Lorenzo, l’allenatore, e la squadra. In seguito fui promosso raccattapalle con il compito supplementare di trasmettere le indicazioni del tecnico a Bob Lovati... Sai anche della mia amicizia con Andreotti».
Che era romanista.
«La sua disgrazia, avere il figlio Stefano e Giulio, il nipote, tremendamente laziali. Io di figli ne ho quattro, quattro figli e sette nipoti e mezzo e non permetto a nessuno di loro di tradire la causa. Pensa che nel letto di uno misi una foto di Anna Falchi».
E tua moglie come reagì?
«Disse: “Luigi, se non diventerà laziale, avremo un figlio maniaco sessuale”».
Sospetto che Anna non gradirà.
«Anna capirà il senso della battuta. Ma non è tutto...».
Figuriamoci.
«Ho un nipotino di tre mesi che indossa un body della Lazio».
Siamo ai confini della patologia. Torniamo alla Lazio di oggi e alla protesta del tifo. La condividi?
«L’azione di forza è l’ultimo atto di una contestazione che viene da lontano, giustificata dall’assenza di un presente e di un futuro degni. Non si tratta di percezioni tifose, ma della realtà. Se vogliamo indicare il punto in cui la frattura si è storicamente consumata, dico l’anno della Champions quando Lotito si rifiutò di acquistare Berardi, un giocatore che avrebbe fatto aumentare sensibilmente il potenziale della squadra. Lotito ha dei meriti enormi e glieli riconosco, ma non ha capito che a un certo punto bisogna andare anche nella direzione della gente».
Lui ha risposto spesso con arroganza e ricorrendo alla provocazione. Cosa avrebbe dovuto fare o dire per tentare di riavvicinarsi?
«L’ho scritto a margine di una delle dieci domande: “scusa” era la sola parola che molti laziali aspettavano: per anni di fratture, di toni sbagliati, di distanza crescente, di tifosi trattati troppo spesso come un fastidio e quasi mai come il capitale più prezioso del club, senza i tifosi non si possiede nulla».
I «tifosi, ’sti stronzi».
«Una lettera ai laziali poteva cominciare da lì. Dalle scuse».
Non sarebbero bastate: i tifosi non hanno l’anello al naso.
«Giustissimo. Servono i giocatori buoni, la squadra buona, il campo, un’idea di competitività. Banalmente, un sogno».
Per la Lazio vedi un futuro con o senza?
«Con o senza Lotito, intendi? Il tempo è galantuomo, la Lazio non sparirà mai. Ma è necessario che Lotito si renda conto di una cosa».
Quale?
«Che così non può andare avanti. Serve un dg vero, ma soprattutto bisogna che lui si faccia aiutare. Da un fondo, ad esempio, oppure dai banchieri che stanno a Roma. Da un Maiolini, da un Nino Tronchetti Provera, da un Guerra. I Percassi questo hanno fatto e sono ancora loro a dirigere le operazioni, a prendere le decisioni».
Devono però confrontarsi con Pagliuca. Te lo immagini Lotito con l’operatività condizionata?
«Quali risorse può mettere a disposizione oggi?».
Ti rispondo così: “aumento di capitale, finanziamento soci, garanzie bancarie, partner industriali? Trenta milioni? Cinquanta? Cento? I tifosi chiedono di conoscere l’impegno diretto della proprietà”. L’hai scritto sul Tempo. Aggiungendo che...
«... lo so benissimo cosa ho aggiunto. Che la sostenibilità ha valore solamente quando accompagna l’ambizione. Diventa una formula comoda quando il salto di qualità viene sempre rimandato. Il calcio di oggi pretende dei capitali, strutture, management, tecnologia, rete commerciale, competenze internazionali. Insomma il futuro costa. Nella sua lettera il futuro compare spesso, il conto resta fuori dalla pagina».
All’operazione Flaminio non credi.
«Chi la paga?, con quali partner e con quali tempi?»
Uno stadio nuovo, hai ricordato, richiede una struttura finanziaria dedicata.
«E autorizzazioni, cronoprogrammi, banche, garanzie, hospitality, naming rights, gestione dei rischi. Il piano dovrà essere sostenuto da una NewCo? Da capitale privato? Da debito? Da partner esterni? Come si evita che il sogno dello stadio assorba risorse dalla gestione sportiva?».
Al tifoso puoi presentare progetti fantasmagorici a breve e medio termine e fare promesse, ma lui desidera solo una squadra forte, pensa all’oggi, visto che è oggi che gli chiedi di sottoscrivere l’abbonamento.
«Il futuro nasce dall’immediato. Sostenibilità è una parola di abuso comune. Pensa che proprio in un periodo come questo, di difficoltà diffuse, di top club senza ancora una struttura definita, di qualità tecnica scadente, basterebbe poco per muovere le acque. Stiamo subendo tutti un calcio impoverito, in disgrazia. Perchè non produrre uno sforzo?».
Perché, come hai sottolineato, gli mancano le risorse.
«Allo stato attuale la Lazio non è vendibile per più di una ragione, al di là della volontà del presidente. Sai come diceva spesso Andreotti?».
Francamente, no.
«Quando il mare è in burrasca nuota sotto e poi riemergi».
Non l’ho capita, ma fa niente. Se non sbaglio diceva anche che «non basta avere ragione: bisogna avere anche qualcuno che te la dia».
«Ho capito dove vuoi arrivare: Lotito pensa di averla tutta lui, il guaio è che nessuno gliela dà».
Lui non vende sogni ma solide realtà. Come Roberto Carlino.
«E ha valutato Formello 250 milioni, mi pare. Questa è una delle principali ragioni per cui la società risulta inavvicinabile. Il valore effettivo del centro è inferiore e di parecchio».
Bisignani, soffri davvero tanto per la Lazio?
«E me lo domandi anche? Io comunque ho sognato con Lorenzo, Maestrelli, Cragnotti».
Quest’ultimo sfiorò il fallimento tecnico.
«L’ho detto prima, se non sbaglio, che Lotito ha anche dei meriti enormi».
