
Jashari, un tifoso da curva per il centrocampo del Milan. Ma nel 2020 stava per ritirarsi
Per strapparlo al Bruges il Milan ci ha messo settimane e tanti soldi (39 milioni, bonus inclusi). Ma anche lui ci ha messo tanto del suo rifiutando la corte di Arabia Saudita, Premier e Leverkusen. Alla fine il matrimonio tra Ardon Jashari e il club rossonero c’è stato. E ora il 23enne vuole ripagare tutta la fiducia. I mezzi ci sono, ed ora c’è tutto quello che serve in mezzo al campo a Massimiliano Allegri, nel reparto che più di tutti ha subito una rivoluzione con l’addio di Reijnders e gli arrivi di Ricci e Modric. Mancava un po’ di pericolosità in zona gol, ma ora con Jashari il problema potrebbe essere risolto.
Il tifo per il Milan e un sogno che si realizza
Nato in Svizzera da genitori albanesi della regione del Polog (in Macedonia), Jashari è sempre stato un tifoso milanista. E stavolta non è la solita frase per ingraziarsi la piazza. A otto anni Ardon era in cima al terzo anello di San Siro con una sciarpa rossonera al collo e cantava con la Curva Sud nelle grandi notti di Champions come quella col Barcellona. Quelle che il Milan spera di rivivere presto. Suo cugino Lindon gioca in Croazia, nel Rijeka, e si racconta che da bambini passassero i pomeriggi ad affinare la tecnica nel cortile di casa. Cresciuto nel Lucerna, dove è rimasto per nove anni fino al debutto in prima squadra, Ardon si è trasferito al Bruges la scorsa estate per 6 milioni di euro, diventando subito un punto fermo del centrocampo belga. Un exploit che gli è valso, lo scorso gennaio, il prolungamento del contratto fino al 2029.
La voglia di dire basta
Ma non è stato tutto rose e fiori. Cinque anni fa, era l’estate 2020, il centrocampista ha addirittura pensato di dire basta con il mondo del calcio quando fu scartato dal Lucerna e il suo percorso rischiò di terminare nella Primavera della società svizzera. Jashari la prese malissimo. Tantissime lacrime, ma fu convinto a continuare da Sandro Chieffo, all’epoca factotum nel settore giovanile del Lucerna, oggi al Grasshopper. Lo ha allenato dai 16 ai 20 anni, ne conosce pregi e difetti. Grazie a lui è ripartita, quindi, la carriera di Jashari, sempre nel vivaio del Lucerna. Lo ha trasformato da trequartista a mediano. Ma non è soltanto un giocatore di sostanza. Non ha il compito di rubare palloni. Ha una visione di gioco che al Milan, per innescare Pulisic e Rafael Leao, potrà essere utile. Jashari ha un carattere chiuso, ma in campo non è timido e non sente la pressione. In quel ruolo ha convinto il Lucerna a tenerlo, per poi essere ceduto al Bruges nel 2024. Il 22 ottobre è sbarcato, da giocatore, per la prima volta a San Siro. Ha perso 3-1 in Champions League con il Milan. Fuori dal campo Jashari si diverte con il padel ed è testimonial di due marchi: uno di gioielli («Giberg») e l’altro di mate («Puerto Mate»). Ma prima di tutto ci sarà il Milan. Come sempre.
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