© AC Milan via Getty Images

Milan, lo stile di Modric

Leggi il commento sulla prestazione di qualità del centrocampista croato con rossoneri
Alberto Polverosi
Alberto Polverosi

4 min

Pubblicato il 15.09.2025, 08:38

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Quello che voleva Allegri: i tre punti. Quello che sognava San Siro: il primo gol di Luka Modric. Giocatore fantastico, questo ragazzino. Si sapeva, certo, ma vederlo qui da noi fa davvero un bell’effetto. Ce lo godiamo nel finale, però se è questo, è un gran finale. La zazzera bionda del 14 (10 nei fatti) è stata l’incubo del Bologna. Che ha perso meritando di perdere. Un gol, tre pali, quindici tiri a quattro, un secondo tempo tutto del Milan, anche bello, di sicuro convincente, pieno di occasioni, di qualità (non solo di Modric). Il Bologna si è spento nella ripresa senza dare cenni di disagio nel primo tempo. Ha smesso di giocare e quando lo spessore tecnico del Milan è aumentato con Ricci e Pulisic prima, con Nkunku dopo, la squadra di Italiano è scomparsa. 

E’ cambiato il Milan dalla finale di Coppa Italia, è cambiato tanto. Non è più una squadra sconclusionata, ha un ordine, una linea, un modo, anzi, tanti modi, di stare in campo. Il Milan cambia secondo gli interpreti, è così che vede il calcio Allegri: i giocatori prima del gioco. E’ cambiato meno il Bologna, ma la continuità didattica di Italiano non gli ha permesso di reggere il confronto con la qualità del Milan. 

Qualità non affiorata nel primo tempo, se non per le intuizioni di Modric. Le assenze del Bologna erano più numerose, quelle di Allegri però erano più pesanti. Senza Leao e Pulisic il Milan non aveva forza offensiva, perdeva profondità e qualità. Gimenez offriva poche soluzioni e sbagliava tanto, meglio Loftus-Cheek che, nel ruolo di seconda punta, ha creato qualche problema a Lucumi e compagni. La superiorità dei rossoneri era soprattutto fisica, come appariva chiaro sui calci piazzati pennellati dal piedino di Modric. Il primo tempo si è sviluppato su due livelli. All’inizio Milan e Bologna hanno attaccato, creato e sbagliato. Un’occasione di Gimenez, un palo di Estupinan per i rossoneri, un’occasione di Lykogiannis per il Bologna. Questo fino a qualche minuto prima della mezz’ora. Il secondo livello è stato più... cerebrale, molta tattica, ritmo scarso, spunti zero. Il Bologna, facendo girare palla, cercava di chiamare fuori il Milan, ma Allegri non c’è cascato, ha tenuto la squadra nella propria metà campo lasciando che gli uomini di Italiano si gingillassero con la palla.  

Così, senza lampi, siamo arrivati all’intervallo. Ma se l’obiettivo annunciato da Allegri, senza tanti giri di parole, era vincere, nel secondo tempo il Milan avrebbe dovuto cambiare marcia. Troppo scontato, troppo scolastico fino a quel momento per mettere sotto una squadra organizzata come il Bologna. 

Serviva altro, serviva un punto più alto di qualità. Ed eccola lì, racchiusa in quel genio del calcio di nome Luka Modric. Se davvero ha quarant’anni, cloniamolo. Già nel primo tempo era stato l’unica luce del Milan, ma nella ripresa ha alzato ancora di più il tenore del suo gioco. Ha dato il via all’azione del gol, ha lanciato Loftus-Cheek ed è salito lemme lemme, quasi di soppiatto, così sotto traccia da sfuggire ai radar del Bologna (tardivo Fabbian nella chiusura e nessun difensore è uscito per ostacolare il croato), Saelemaekers lo ha aspettato e Modric ha piazzato il destro. San Siro, che già lo venerava, ha salutato quel gol con un boato. Ultima scena, un remake: Allegri, senza giacca, che sbraitava contro gli arbitri. E siamo solo alla terza giornata.  

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