Quando tutto fa Bodo

Leggi il commento sul Milan di Allegri in vista del derby con l'Inter
Franco Ordine
Franco Ordine

4 min

Pubblicato il 07.03.2026, 08:04

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A Milanello e dintorni, in vista del derby che non deciderà lo scudetto (opinione personale) ma soltanto la distanza in classifica tra Inter e Milan, il quesito più dibattuto è il seguente: cosa può inventarsi Allegri per provare a mettere in crisi l’Inter di Chivu? Nella sfida precedente, come sostengono quelli abituati a giocarsi lo stipendio al tavolo da poker, il Milan ebbe una quota eccessiva di fortuna, certificata in parte dai due pali centrati dagli attaccanti nerazzurri. Al Milan, sistemato in trincea secondo uso e costume tattico di Allegri, fu sufficiente prima un contropiede d’antan con la sassata di Saelemaekers respinta corta da Sommer e tap-in di Pulisic e successivamente la prodezza di Maignan sul rigore di Calhanoglu, per infiocchettare il derby e spedire per qualche giorno Chivu dietro la lavagna immeritata.

E adesso invece? A leggere le ultime apparizioni dell’Inter l’unico riferimento accademico di discussione calcistica possono essere le due sfide di Champions con i norvegesi del Bodø, scandite da altrettante sconfitte: una, la prima, spiegata da lor signori con la moquette dello stadio in sintetico rovinata dalle nevicate, la seconda invece conseguenza del piano tattico rivale avvitato su un 4-4-2 dalle particolari caratteristiche.  

Per tradurre banalmente: due linee molto strette così da coprire tutti gli spazi vitali, specie sui fianchi dove - a sinistra con Dimarco - l’Inter sviluppa il 70% del suo potenziale offensivo. 
Ecco allora il quesito del giorno: Max può presentarsi con quel vestito tattico? La risposta, teorica, per il momento è no per una serie di buoni motivi. Il primo: perché non ha un terzino di ruolo collaudato a destra, anzi con l’operazione di ernia inguinale subita da Gabbia e l’affaticamento muscolare denunciato da Bartesaghi a Cremona, ha gli uomini contati nel reparto. Il secondo: per realizzare in modo produttivo un tale disegno strategico c’è bisogno di due attaccanti, appunto come fecero quelli del Bodø tra cui Hauge, ex rossonero, disposti al sacrificio. Devono correre, sbattersi molto perché in questo caso -come sottolineano spesso anche gli esperti del ramo- sono gli attaccanti i primi difensori.  
Leao e Pulisic, che non godono di grande salute, non sono nelle condizioni di sottoporsi a tali straordinari. Anzi devono centellinare le loro ridotte energie e magari chiedere aiuto all’altra coppia presente in panchina (Nkunku e Fullkrug) qualora ci fosse bisogno di collaborazione per raddrizzare il risultato. Un paio di volte Allegri ha modificato il suo sistema di gioco tradizionale (il 3-5-2): a Torino con i granata (sotto di un gol) e l’ingresso di Pulisic fu provvidenziale, e a Como perché nel primo tempo il palleggio ritmato di Fabegras aveva mandato in tilt tutta l’organizzazione rossonera. E allora? Probabilmente Allegri non s’inventerà nulla di nuovo o inedito e punterà sulla tradizione del suo calcio che fin qui qualche risultato… modesto ha portato. 

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