Diavolo di un Max
Qualche tempo fa Max Allegri produsse una definizione del calcio che un po’ lo divertiva e un po’ lo inquietava. Disse testualmente a mò di battuta: “Il calcio è stato inventato dal diavolo!”. Avendo qualche frequentazione con le diavolerie, in vista del derby di ritorno di questa stagione molto divertente per lui, ha pensato di ricorrere proprio a una di queste pratiche esoteriche per assicurarsi anche il secondo derby consecutivo. E così nella settimana in cui ha dovuto fare i conti con l’acciacco muscolare di Bartesaghi (uscito a Cremona con tempismo utile per far battere il calcio d’angolo giusto per il gol di Pavlovic), si è dedicato a caricare “a pallettoni” Estupiñan senza dare nell’occhio. Venerdì mattina, al telefono con un amico, si è lasciato sfuggire una previsione.
A costui che gli chiedeva notizie aggiornate sul conto di Bartesaghi ha replicato: “Oggi è tornato ad allenarsi con noi ma tanto domenica sarà la serata di Estupiñan”. Già, proprio lui, l’ecuadoriano battezzato oggetto misterioso del mercato estivo, una delle note negative iscritte nel pagellino di Tare, rimasto ai margini del Milan perché nel frattempo a Milanello era sbocciato il talento di Bartesaghi. Dev’essere per questo motivo che, al gol di domenica notte, Max Allegri in panchina non ha fatto una piega. Anzi per ammirare meglio il gesto tecnico di Fofana è andato dai suoi collaboratori in panchina per rivedere il filmato dell’azione nata da Modric, passata per i piedi di Tomori, la sponda di Leao e il “filtrante” di Fofana. Ecco, a proposito: in altre occasioni, e per altri allenatori, il filmato dell’azione sarebbe stato pubblicato nelle scuole calcio e sugli schermi di qualche tv di stato! Sui titoli di coda del derby, tutto il Milan è andato a festeggiare l’”hombre del partido” mentre Max Allegri -un’altra diavoleria?- ha tagliato la corda prima di tutti rifugiandosi negli spogliatoi e qui ha atteso Saelemaekers per consegnargli la sua personale medaglia di migliore in campo.
Già perché il belga ha avuto l’ingrato compito di dedicarsi quasi esclusivamente a costruire la gabbia per Dimarco, decisivo in cento altri derby, specie ai tempi di Pioli, e invece impigliatosi nella tela del ragno belga fino a sbagliare, tutto solo, e più o meno all’altezza del dischetto, la palletta comoda comoda del possibile 1 a 1. L’ultima diavoleria è arrivata dai cambi. La sostituzione di Leao con Fullkrug qualche perplessità ha sollevato ma l’intento era quello strategico: aggiungere centimetri sui calci d’angolo che sono diventati, negli ultimi minuti, l’unica ispirazione degli attacchi interisti. Esaurite le diavolerie, Allegri è tornato davanti ai microfoni di tv e radio per ripetere ciò che tutti i critici conoscono da tempo. E cioè: quel successo sull’Inter non ha riaperto il capitolo scudetto ma ha messo sufficiente distanza dagli inseguitori in materia di corsa Champions. E non è che sia disinteressato alla comunicazione pseudo-scientifica: è semplicemente allergico a raccontare la favola di Cappuccetto rosso!
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