Lo strano caso di Leao: pigro, svogliato, fischiato. Ma decisivo

Con i suoi gol e assist ha garantito 15 punti eppure non convince i tifosi. E in estate il mercato chiama
Antonello Gioia
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Un Oblomov: lo descriverebbero così, Rafael Leao, molti tra i tifosi milanisti e alcuni tra addetti ai lavori e opinionisti. Lo spunto deriva dall'omonimo romanzo russo di metà '800, prodotto dalla penna di Ivan Goncarov, il quale diede vita ad un personaggio strano, Oblomov per l'appunto, un nobile incapace di agire con fermezza o di prendere decisioni, che trascorre la vita sul divano, immerso tra la pigrizia e la non necessità di guadagnarsi da vivere. Il portoghese del Milan, da una buona fetta di pubblico, è visto così sul campo: pigro, svogliato, attanagliato dal carattere ciondolante come la sua andatura, poco avvezzo al sacrificio e al lavoro di squadra. E ora, anche, non decisivo, incapace di determinare con le sue scelte e le sue giocate le partite dei rossoneri.

I numeri dalla parte di Leao

Stando ai gol segnati ai dribbling riusciti, soprattutto da un paio di mesi a questa parte, è un'associazione di idee che può trovare ampia conferma sul campo. Eppure, in questa diagnosi di apatia sportiva, c’è un dettaglio che non torna: Leao era e resta il calciatore più decisivo del Milan, quantomeno a livello statistico. Certo, Modric, Maignan e Rabiot stanno risultando di gran lunga più continui e performanti, ma, alla fine della fiera, è spesso il 10 colui a cui ci si rivolge per togliere le castagne dal fuoco di partita in partita. Grazie ai suoi nove gol e tre assist, infatti, il portoghese ha regalato 15 punti al Milan in questo campionato, meno soltanto dei 17 accumulati dal Napoli grazie alle 13 partecipazioni attive a gol di Hojlund: tre punti con la Fiorentina all'andata (doppietta), il gol al Pisa, l'assist contro la Roma, il rigore a Parma, le reti decisive contro Lazio e Cagliari, il gol del pari col Genoa, l'assist per Rabiot a Como, l'ultimo gol a Cremona e l'ultimo assist, il più recente, a Verona sempre per il compagno francese con il numero 12. 

I tifosi fischiano Leao. E in estate...

San Siro fischia, anche legittimamente, Allegri lo cambia, spesso con più che valide motivazioni al seguito, ma Leao è, nella pochezza attuale degli attaccanti rossoneri, di gran lunga il più presente. Poi, è chiaro: il portoghese ha abituato la platea a ben altre giocate, come i dribbling ubriacanti che, anche per questioni fisiche e atletiche, non riesce più a completare. A quel Leao si perdonava qualcosa in più, perché comunque riusciva a far divertire il suo pubblico. Oggi, da punta e senza spunto, fa più fatica ad essere ciò che è sempre stato. Atteggiamento a parte, evidentemente. Qui torna l'aporia: si può essere allo stesso tempo l'imputato principale, ma anche l'unico (o quasi) in grado di cambiare le sorti di ogni gara? Per Allegri, la risposta è sì, quantomeno a giudicare dall'undici domenicale: Leao è spesso e volentieri in campo, sempre da punta centrale sia col 3-5-2 che col 4-3-3, al di là di fischi e critiche. D'altronde, 15 punti non si regalano da soli. E, al termine di una stagione complicata e alla viglia di un mercato che lo vedrà protagonista sul fronte cessione, la dote che avrà portato Leao al Milan sarà nobile, anche al cospetto delle critiche. 


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